Nuovi sospetti scuotono il reparto di cardiochirurgia pediatrica dell’ospedale Monaldi. Dopo la morte del piccolo Domenico Caliendo, un’altra famiglia si è fatta avanti per denunciare la tragedia della figlia deceduta nel 2021 a seguito di un trapianto di cuore. I dubbi riguardano non solo le procedure mediche, ma anche il trasporto degli organi, con l’uso di un box-frigo di vecchia generazione, sollevando interrogativi sulla sicurezza dei trapianti pediatrici e sulle responsabilità del personale ospedaliero.
Misure straordinarie al Monaldi per garantire la sicurezza dei trapianti
Lo scandalo che ha travolto il reparto cardiologico del Monaldi ha spinto l’Azienda ospedaliera dei Colli a prendere provvedimenti immediati. Per i prossimi tre mesi, un’équipe d’eccellenza proveniente dall’ospedale pediatrico Bambino Gesù sarà distaccata stabilmente a Napoli. Un cardiochirurgo, un anestesista, un infermiere ferrista e un perfusionista garantiranno la continuità degli interventi, con l’obiettivo di evitare che il reparto collassi sotto il peso delle indagini. La direttrice generale Anna Iervolino ha spiegato che la collaborazione è fondamentale per “garantire la piena operatività del servizio, tutelando i pazienti e rafforzando ulteriormente un settore strategico“.
Caso Monaldi a Napoli: dopo Domenico anche un altro trapianto sotto esame
Mentre le indagini sulla morte di Domenico Caliendo non si sono ancora concluse, emerge un’altra vicenda drammatica legata ai trapianti cardiaci all’ospedale Monaldi. Come riportato dal Corriere della Sera, l’avvocato dei genitori di Domenico, Francesco Petruzzi, ha spiegato di essere stato contattato da una coppia che ha perso la figlia nel 2021 a seguito di una crisi di rigetto del cuore trapiantato. I genitori non avevano presentato denuncia all’epoca, ma ora si sono rivolti all’avvocato dopo aver notato analogie con la tragica esperienza di Domenico. Petruzzi ha raccontato: “Un’altra famiglia si è rivolta al mio studio legale per un altro trapianto di cuore con esito negativo e stiamo continuando con le nostre indagini difensive per far emergere tutta la verità su quanto successo a Domenico Caliendo“.
Secondo quanto riferito dai genitori della bambina, durante i primi colloqui sarebbero emersi comportamenti anomali da parte di alcuni medici. Inoltre, il cuore trapiantato sarebbe arrivato in un box-frigo di vecchia generazione: “Era lo stesso modello di quello utilizzato per Domenico — ha confermato l’avvocato Petruzzi — nonostante le linee guida del Centro nazionale trapianti prevedano quelli con termostato già dal 2018“.
Il deputato Francesco Emilio Borrelli ha condiviso un video risalente al 2021 in cui si vede l’equipe medica con un contenitore simile a quello usato per il cuore di Domenico e ha spiegato: “Una madre ha raccontato al deputato la drammatica vicenda della figlia. Dopo il caso Domenico, la donna ha contattato l’avvocato Petruzzi per ottenere le cartelle cliniche e valutare un’eventuale denuncia“. La situazione si aggravò nei mesi successivi: “Nel febbraio 2023 la bambina fu nuovamente ricoverata: dormiva sempre e aveva smesso di urinare. Nonostante le ripetute segnalazioni della madre, nessuno sarebbe intervenuto tempestivamente. La situazione degenerò con una grave crisi epilettica. Trasferita in terapia intensiva, la piccola rimase in coma per 46 giorni fino al decesso“.
Come sottolinea Petruzzi, la priorità rimane una sola: chiarire ogni responsabilità e garantire che simili tragedie non si ripetano.
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