Alle 9.30 della mattina di ieri, nella sontuosa Basilica di Santa Maria degli Angeli a Roma, è iniziata la cerimonia funebre di stato dedicata ai quattro militari italiani persi giovedì scorso in un incidente di elicottero in Bosnia. Il rito, caratterizzato da un profondo silenzio, ha accolto l’arrivo delle famiglie, dei colleghi e di numerosi rappresentanti istituzionali.
Presenze istituzionali alla cerimonia
Tra i presenti spiccano il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e il Presidente del Consiglio giorgia meloni, affiancati dal Presidente del Senato Ignazio La Russa e dal Presidente della Camera Lorenzo Fontana. Hanno partecipato anche il Vicepremier e Ministro degli Esteri Antonio Tajani, il Ministro della Difesa Guido Crosetto e altri membri del Governo, tra cui Matteo Piantedosi, Luca Ciriani, Andrea Abodi e Gianmarco Mazzi.
Dall’opposizione hanno risposto la segretaria del PD Elly Schlein, il leader M5S Giuseppe Conte e il segretario di Sinistra Italiana Nicola Fratoianni. L’intera delegazione è stata accolta dall’ordinario militare per l’Italia, monsignor Gian Franco Saba, che ha officiato la celebrazione.
Dettagli dell’incidente in Bosnia
Il 29 ottobre un elicottero militare italiano CH-47, impegnato in un addestramento di routine a bassa quota nella zona di Bosnia-Erzegovina, è precipitato mentre svolgeva la missione EUFOR Althea.
A bordo vi erano 15 membri delle Forze Armate, ma il bilancio è stato drammatico: quattro militari hanno perso la vita – i sergenti Simone Ruggia e Claudio Marchesi dell’Aviazione dell’Esercito, il tenente Franco Adriano Zecchillo e la sergente Laura Procacci del Corpo Militare Volontario della Croce Rossa Italiana – mentre 11 altri sono rimasti feriti, sebbene senza lesioni gravi. L’incidente ha suscitato profondo cordoglio a tutti i livelli istituzionali.
Reazioni delle autorità
Il Presidente Mattarella ha inviato una missiva di vicinanza al capo di Stato Maggiore della Difesa, esprimendo “profonda commozione” e promettendo il sostegno dello Stato alle famiglie. La Premier Meloni ha dichiarato di provare “profondo dolore” e di unirsi al pensiero di tutti coloro impegnati nella missione di pace nella regione balcanica. Anche il Senatore Ignazio La Russa e il Presidente della Camera Lorenzo Fontana hanno manifestato il loro affetto fraterno e la solidarietà alle famiglie delle vittime.
Camera ardente e testimonianze familiari
Il corpo dei caduti è stato esposto all’ospedale militare del Celio, dove è stata allestita una camera ardente aperta al pubblico fino alle 20. Le testimonianze dei parenti hanno dipinto ritratti toccanti dei giovani: la zia di Claudio Marchesi lo ricordava “troppo buono, troppo esuberante”, mentre un collega di Simone Ruggia, con cui lavorava a Viterbo, ha definito il sergente “una bravissima persona, un ottimo amico, un ottimo collega”. Ruggia, che si era sposato da poco, era stato descritto come “entusiasta, molto” poco prima della partenza per la Bosnia.
Alcuni cittadini presenti hanno espresso empatia, ricordando di aver visto in televisione l’elicottero a “40 metri da terra”, e hanno sottolineato che i militari erano “servitori dello Stato, onore a loro”. Il sentimento di solidarietà si è diffuso anche tra i soldati di stanza, che hanno ricordato i compagni caduti con affetto e rispetto.
Significato nazionale e futuro della missione
Il funerale, celebrato nella cornice storica della Basilica di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri in Piazza della Repubblica, rappresenta non solo un momento di lutto, ma anche un segnale di continuità dell’impegno italiano nella pace dei Balcani. Il Ministero della Difesa ha confermato l’invio di personale medico militare per assistere i feriti nei reparti di Brčko e Tuzla, e ha promesso ulteriori visite sul territorio bosniaco. La nazione si stringe attorno alle famiglie delle vittime, onorando il sacrificio di quattro giovani che hanno servito l’Italia fino all’ultimo respiro.
