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Farmaci anti-cancro: pagamenti eccedenti a distributori russi

Farmaci anti-cancro: pagamenti eccedenti a distributori russi

Quattro importanti case farmaceutiche sono al centro di un'indagine che evidenzia pagamenti anomali a intermediari russi per garantire forniture di farmaci contro il cancro.

Documenti forniti da un informatore anonimo alle autorità statunitensi hanno mostrato che quattro grandi gruppi farmaceutici occidentali hanno versato bonus di dimensioni eccezionali a distributori russi, favorendo l’approvvigionamento di farmaci oncologici per gli ospedali statali. I pagamenti, descritti come esagerati, oscillavano tra il 15 % e il 35 %, ben al di sopra della media internazionale, che raramente supera il 10 %.

Pagamenti esorbitanti a distributori russi

Il caso più evidente riguarda Merck, la cui controparte russa R-Pharm ha incassato circa 360 milioni di dollari in contratti statali per il farmaco anticancro Keytruda. Tra il 2020 e il 2022 l’azienda ha vinto 2.400 su quasi 5.000 gare, con il 96 % delle aggiudicazioni senza alcun concorrente, consolidando un quasi monopolio per l’oligarca sanzionato Alexei Repik.

La difesa di R-Pharm

Il CEO Vasily Ignatyev ha respinto ogni accusa, affermando che i rebate commerciali erano legittimi e che le procedure di gara statali erano trasparenti.

Un altro caso riguarda Eli Lilly, che nel 2022 avrebbe previsto un bonus del 34 % per le vendite del suo farmaco avanzato Cyramza.

L’anno precedente il dipartimento sanitario di Mosca aveva assegnato più di 5 milioni di dollari in contratti a Pharmstandard, unico offerente per la maggior parte delle forniture.

Per quanto riguarda AstraZeneca, il suo prodotto Tagrisso è stato venduto alle strutture statali a un prezzo pari o superiore al listino ufficiale, di almeno 3 000 $ per confezione, in 95 % delle gare tra il 2020 e il 2023, dove la partecipazione era limitata a un solo offerente. L’azienda ha utilizzato Pharmimex, distributore vincitore di 114,3 milioni di dollari su quasi 129 milioni di contratti per il farmaco Koselugo dal 2022 al 2024, senza concorrenza.

Infine, Novartis è stata indicata per possibili casi di bid-rigging nelle aste governative del farmaco Kisqali, tramite distributori come Pharmimex e società collegate. Un portavoce ha confermato che l’azienda ha avviato un’indagine interna, senza rendere pubblici i risultati.

Le indagini e le reazioni delle aziende

Le informazioni provengono da una collaborazione tra l’International Consortium of Investigative Journalists (ICIJ), il sito di informazione russo in esilio Proekt e la rivista svizzera Republik. Anche se i documenti non includono trasferimenti bancari diretti, gli informatori sostengono che le case madri fossero volontariamente cieche sull’uso dei margini di profitto per pagare tangenti a funzionari sanitari.

Il Foreign Corrupt Practices Act degli Stati Uniti considera le società madri responsabili se ignorano segnali di corruzione da parte di terzi. Tuttavia, sia la SEC che il Dipartimento di Giustizia hanno declinato di commentare le segnalazioni presentate all’ICIJ.

Le quattro aziende hanno risposto in modo diverso: AstraZeneca e Merck non hanno fornito dichiarazioni, Eli Lilly ha rimandato la risposta, mentre Novartis ha indicato un’indagine interna in corso.

Questo caso evidenzia come sistemi di approvvigionamento pubblico poco trasparenti possano essere sfruttati da grandi multinazionali, con conseguenze sia per la salute dei pazienti che per la concorrenza leale nel settore farmaceutico.

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