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Ceuta sotto assedio: Meloni e Tajani pronti a chiudere i confini con la Spagna

Ceuta sotto assedio: Meloni e Tajani pronti a chiudere i confini con la Spagna

L'Italia minaccia di sospendere lo spazio Schengen con la Spagna a causa dell'ondata migratoria a Ceuta. Scopri le ultime novità e le reazioni dei governi coinvolti.

L’enclave spagnola di Ceuta, situata in Marocco, è al centro di una crisi migratoria senza precedenti. Migliaia di migranti hanno attraversato il confine, mettendo a dura prova le autorità locali e sollevando tensioni tra i governi europei. La situazione ha spinto l’Italia a considerare misure drastiche, tra cui la sospensione dello spazio Schengen con la Spagna.

L’Italia minaccia la sospensione di Schengen

La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni ha espresso preoccupazione per la situazione a Ceuta, definendo le immagini che arrivano dall’enclave impressionanti. In un post su X, Meloni ha affermato che l’immigrazione clandestina fuori controllo rappresenta una minaccia concreta per la sicurezza dei confini europei.

Meloni ha dichiarato di aver discusso la situazione con il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi e ha annunciato che l’Italia è pronta a intervenire con strumenti straordinari, compresa la sospensione dello spazio Schengen con la Spagna. “Non arretreremo di un millimetro: difendere i confini, fermare i trafficanti di esseri umani e garantire rimpatri efficaci continuerà a essere la linea di questo Governo”, ha aggiunto.

Le reazioni dei vicepremier

Anche i vicepremier Antonio Tajani e Salvini hanno espresso il loro sostegno alla misura proposta. Tajani ha scritto su X di essere favorevole alla chiusura dello spazio Schengen con la Spagna e ha espresso piena fiducia nell’operato del ministro Piantedosi. “Le immagini che arrivano da Ceuta dimostrano come la scelta del Governo di Madrid di dare la cittadinanza spagnola, quindi europea, a oltre 500mila immigrati irregolari sia profondamente sbagliata e incentivi il traffico di essere umani”, ha spiegato Tajani.

La situazione a Ceuta

Ceuta, insieme a Melilla, è una delle uniche due terre di confine tra l’Unione europea e l’Africa. Negli ultimi giorni, migliaia di migranti sono arrivati a Ceuta, alcuni a nuoto o su materassini gonfiabili. La città autonoma ha chiesto al governo nazionale di chiudere il confine con il Marocco e decretare l’emergenza nazionale.

Il presidente di Ceuta, Juan Vivas ha descritto la situazione come una emergenza umanitaria e sociale. “Negli ultimi giorni, oltre 1.500 migranti sono arrivati a Ceuta via mare, al ritmo di 200 persone al giorno. I centri di accoglienza sono sovraffollati e invasi”, ha precisato Vivas. Anche i sindacati di polizia e della Guardia Civil denunciano una situazione insostenibile.

Le reazioni internazionali

Il ministro degli Esteri spagnolo, Josè Manuel Albares ha convocato l’ambasciatore italiano a Madrid dopo le dichiarazioni di Tajani. Albares ha definito il messaggio di Tajani indegno del ministro degli Esteri di un Paese partner e amico dal quale ci si aspetta solidarietà europea e non demagogia partitica.

La Commissione Europea ha dichiarato di essere a conoscenza degli ultimi sviluppi a Ceuta e di stare seguendo da vicino l’evolversi della situazione. “Siamo pronti a offrire ulteriore sostegno alla Spagna, sia finanziario che tecnico e operativo, anche tramite Frontex”, ha aggiunto una portavoce dell’esecutivo Ue.

Il segretario generale delle Nazioni Unite, António Guterres ha ribadito la necessità di rispettare i diritti e la dignità di tutti coloro che arrivano a Ceuta. “Il segretario generale vuole garantire che i diritti e la dignità di tutti coloro che arrivano a Ceuta siano rispettati”, ha dichiarato il suo vice portavoce, Farhan Haq.

Le proteste dei cittadini

Centinaia di cittadini si sono riuniti in ‘Plaza de los Reyes’, di fronte alla sede del governo a Ceuta, per protestare contro il massiccio afflusso di migranti in città e la gestione della crisi da parte delle varie amministrazioni. I manifestanti hanno rivolto le loro proteste anche contro gli agenti della Polizia Nazionale presenti nella zona, chiedendo il loro dispiegamento al confine per rafforzare i controlli di accesso alla città.

La tensione era palpabile anche al momento della partenza del presidente della Città Autonoma, Juan Vivas, che ha lasciato la sede del Governo accompagnato dal ministro della Presidenza e del Governo, Alberto Gaitán. Mentre attraversava la piazza, diversi manifestanti gli hanno rivolto insulti, dopodiché si è levata un’altra ondata di fischi e slogan contro il governo centrale.

Dopo il raduno iniziale, alcuni dei partecipanti hanno sfilato per diverse vie del centro città, continuando la protesta, mentre altri sono rimasti davanti alla sede del Governo. Gli appelli alla protesta, diffusi principalmente attraverso i social media e i servizi di messaggistica, si sono susseguiti durante tutta la giornata, con ‘Plaza de los Reyes’ designata come punto di ritrovo in tutti i casi.

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