Un anno dopo la tentata rapina in una gioielleria di Rimini, uno dei presunti responsabili è stato arrestato grazie a una traccia di Dna rimasta sulla scena. Decisiva la reazione della moglie del titolare, che durante il colpo aveva ferito uno dei banditi costringendo la banda alla fuga.
Il colpo fallito e la reazione dei titolari durante la rapina
Come riportato da Fanpage, a distanza di un anno dalla tentata rapina all’oreficeria Monti di Rimini, gli investigatori hanno individuato un altro presunto componente della banda entrata in azione il 16 giugno 2025. Quella mattina tre uomini con il volto coperto avevano preso di mira il negozio di via dei Cavalieri, nel centro storico, a pochi passi dal Museo della Città.
Uno dei malviventi si era avvicinato alla vetrina fingendo di parlare al telefono e il titolare, Ernestino Monti, gli aveva aperto la porta pensando avesse bisogno di aiuto. Subito dopo erano comparsi i complici e uno di loro, armato di pistola, aveva aggredito il gioielliere colpendolo al mento. Durante la colluttazione lo avrebbe anche minacciato dicendo: “Guarda che questa è buona”.
La reazione del commerciante e della moglie, però, aveva fatto saltare il piano: la donna aveva colpito alle spalle uno dei rapinatori con una pinzetta appuntita, ferendolo e costringendo il gruppo a fuggire senza bottino. “Io e mia moglie non abbiamo mai ceduto”, aveva raccontato Monti dopo l’assalto.
Rapina in gioielleria a Rimini, arrestato dopo un anno: incastrato dal Dna
Proprio la ferita riportata durante lo scontro si è rivelata decisiva per le indagini. Il sangue trovato nella gioielleria e le analisi biologiche effettuate dal Ris sulla pinzetta avrebbero consentito di isolare un profilo genetico ritenuto compatibile con quello di un 27enne riminese. A rafforzare il quadro investigativo sono state anche le immagini delle telecamere di sorveglianza, oltre agli accertamenti sulle impronte e sugli occhiali da sole persi durante la fuga.
Come riportato anche dall’Ansa, nei suoi confronti è stata quindi eseguita un’ordinanza di custodia cautelare in carcere. Al giovane vengono contestati anche l’uso delle armi e l’aggravante di aver agito mentre si trovava in affidamento in prova ai servizi sociali.
Un altro presunto componente della banda, un 21enne, era già stato arrestato pochi giorni dopo il colpo, il 26 giugno, e successivamente rimesso in libertà dal gip. Resta invece ancora da identificare il terzo uomo. Nel corso dell’inchiesta è stata inoltre recuperata la pistola utilizzata nell’assalto, custodita da una quarta persona e che, secondo gli investigatori, potrebbe essere stata impiegata anche in altre rapine avvenute in città.
