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Charlie Gard all’hospice: la mamma si dice scontenta e amareggiata

Il Great Ormond Street Hospital “ci ha negato il nostro ultimo desiderio”: così ha detto la mamma del piccolo Charlie Gard

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Il Great Ormond Street Hospital di Londra ha negato l’ultimo desiderio dei genitori del piccolo Charlie Gard. A far questa dichiarazione è stata proprio Connie Yates, la mamma del piccolo Charlie. Il bambino britannico è da diversi mesi al centro di una dolorosa vicenda.

Che ha commosso e fatto discutere il Regno Unito e non solo. La mamma di Charlie, con quelle parole, si è riferita al mancato accordo con l’ospedale. Il quale ha reso inevitabile il trasferimento del bambino in un ospite, come deciso dal giudice.

L’ultimo desiderio a cui la donna si riferiva era proprio quello relativo alla possibilità di mantenere in vita il bambino per alcuni giorni prima del decesso.

Fino a oggi, il piccolo di 11 mesi è stato ricoverato al Great Ormond Street Hospital di Londra il piccolo di 11 mesi e tenuto in vita da macchinari. Il bimbo è malato terminale di una sindrome mitocondriale degenerativa. Scaduto l’ultimatum fissato per ieri a mezzogiorno, il giudice Nicholas Francis ha deciso che il piccolo Charlie dovrà essere trasferito in un hospice. Al neonato verrà quindi staccato il respiratore artificiale che lo tiene in vita.

Continua l’agonia del piccolo Charlie Gard: le ultime ore di vita del bimbo

I genitori avrebbero voluto avvalersi di uno staff medico privato nella struttura per malati terminali. Ma l’ospedale ha considerato che questa soluzione non fosse praticabile. Per il Great Ormond Street Hospital di Londra non è nell’interesse del bambino vivere per un periodo prolungato all’interno di un hospice. Si avvia quindi al termine la straziante battaglia legale che ha opposto i genitori di Charlie Gard e l’ospedale pediatrico.

La famiglia non era riuscita a trovare uno specialista di terapia intensiva, che l’ospedale diceva indispensabile per il trasferimento di Charlie. Alcuni infermieri e un medico dello stesso Great Ormond si erano offerti volontari per curare il piccolo in quest’ultima fase. L’istituto pediatrico aveva chiesto lo scorso marzo all’Alta Corte di Londra l’autorizzazione a staccare la spina del bambino. La mamma e il papà del piccolo desiderano invece sottoporre Charlie a una terapia sperimentale negli Stati Uniti. Ma quando hanno capito che era ormai troppo tardi per intervenire, si sono arresi. Entrambi in lacrime, hanno ritirato la loro richiesta di trasferimento del piccolo in America.

Il rifiuto della struttura ospedaliera aveva scatenato una vera e propria battaglia legale con la famiglia. La quale in precedenza si era anche rivolta alla Corte Europea dei Diritti Umani di Strasburgo, per cercare di evitare che i macchinari salvavita di Charlie venissero spenti.

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