Il prossimo voto per il Stato Duma rappresenta il primo esercizio elettorale nazionale da quando la Russia ha avviato l’invasione dell’Ucraina. Si svolgerà dal 18 al 20 settembre 2026, coprendo le 11 zone orarie del paese e includendo anche le quattro regioni ucraine che Mosca considera annesse. Oltre alle tradizionali urne cartacee, voto elettronico sarà disponibile in 33 regioni, mentre la procedura sarà distribuita su tre giorni.
Queste modifiche, sostenute dal governo, sono state criticate come potenziali strumenti per facilitare manipolazioni dei risultati.
Calendario e meccaniche del voto per il Duma 2026
Il tronco temporale di tre giorni è stato introdotto per permettere una maggiore partecipazione, ma anche per diluire il controllo diretto delle autorità sul flusso di elettori.
In tutta la Federazione, gli elettori sceglieranno 450 deputati, cifra che resta invariata rispetto alle precedenti tornate. Il sistema prevede una doppia modalità: voto di lista nazionale (dove gli elettori selezionano un partito) e circoscrizioni uninominali (candidati singoli). Tuttavia, l’accesso alle liste è stato limitato: solo i partiti già rappresentati in Parlamento o con significativi risultati regionali possono presentare una lista senza raccogliere le 200.000 firme richieste dalla legge.
Voto elettronico in 33 regioni
Le regioni che adotteranno il voto elettronico includono sia soggetti a forte presenza governativa sia zone strategiche per la sicurezza nazionale. Il Ministero dell’Interno ha garantito che la tecnologia sarà monitorata per evitare frodi, ma gli osservatori indipendenti, ormai ridotti, temono l’opacità dei processi informatici. La decisione di estendere il voto digitale è stata presentata come un passo verso la modernizzazione, ma la mancanza di supervisione internazionale rende difficile valutare l’effettiva trasparenza.
Il panorama dei partiti: United Russia al comando e Yabloko esclusa
Il partito al potere, United Russia detiene attualmente 321 dei 450 seggi e si prevede che manterrà la maggioranza assoluta. Accanto a lui competono il Partito Comunista, il Partito Liberal-Democratico (LDPR), A Just Russia, New People e Yabloko. Tutti, tranne Yabloko sostengono le politiche del Cremlino; Yabloko è l’unico a propugnare una piattaforma anti-guerra, ma è stato escluso dalla gara di lista nazionale per presunte violazioni legate a finanziamenti stranieri e all’uso di piattaforme proibite. Nonostante l’esclusione, la formazione mantiene candidati nelle circoscrizioni uninominali, ma la loro presenza è stata spesso ostacolata da procedimenti giudiziari.
Declino della competizione: riduzioni di partiti, candidati e libertà
Negli ultimi dieci anni il numero di partiti regolarmente iscritti è sceso da 75 a 17, secondo gli esperti di Election Atlas. La soglia delle 200.000 firme ha escluso numerosi movimenti minori, lasciando spazio solo a quelli già radicati nel sistema. Il totale dei candidati registrati per tutte le elezioni è diminuito di circa il 20% rispetto al 2022, un dato che riflette sia il disinteresse popolare sia il crescente rischio di ritorsioni legali. Persone legate al Partito Comunista, all’LDPR e persino a United Russia hanno subito pressioni, multe o indagini durante le primarie, spingendo molti potenziali candidati a ritirarsi.
Le restrizioni più recenti includono la proibizione per i cosiddetti “agenti stranieri” di ricoprire cariche elettive e l’allontanamento dell’organizzazione di monitoraggio indipendente Golos, chiusa dopo l’arresto del suo co-presidente. Queste misure sono state giustificate dal Cremlino come risposta a un “crescente clamore pubblico” e a tentativi di candidati come Alexei Navalny di lanciare campagne presidenziali nel 2018. In pratica, la legge è stata usata per ridurre ulteriormente lo spazio di manovra delle opposizioni.
