Il Nowruz è tornato anche nel 2026, portando con sé i riti di sempre ma agendo in uno scenario profondamente mutato: l’Iran e diverse aree della regione vivono un periodo di violenze e attacchi che hanno cambiato l’atmosfera delle festività. Per oltre 300 milioni di persone distribuite dall’Iran all’Asia centrale, questa ricorrenza resta un momento di rinascita che coincide con il vernal equinox o, in italiano, l’equinozio di primavera, ma stavolta la speranza convive con la paura.
Le celebrazioni del 20 marzo 2026 si sono svolte mentre l’Iran subiva bombardamenti iniziati il 28 febbraio e mentre gruppi per i diritti umani hanno documentato perdite pesanti: secondo Human Rights Activists in Iran, sono state registrate 3.114 persone uccise nel Paese, di cui 1.354 civili e almeno 207 bambini. Nonostante questo, molte famiglie hanno provato a mantenere vivi i rituali, adattandoli alle limitazioni imposte dalle circostanze.
Radici storiche e significato simbolico
Nowruz, termine persiano che significa letteralmente nuovo giorno, è una festa con radici plurimillenarie: la sua tradizione si intreccia con usi zoroastriani e culti solari, e la sua memoria è attestata in molte cronache antiche. Oggi è riconosciuto anche da istituzioni internazionali — il UNESCO e l’ONU hanno valorizzato Nowruz come patrimonio culturale e giornata internazionale — segno della sua dimensione oltre i confini nazionali. Il valore principale rimane però il tema della rinascita, dell’uscita dall’inverno e del rinnovamento personale e collettivo.
Simboli e riti principali
Tra gli elementi più noti c’è il Haft-Sin, la tavola composta da sette elementi che incominciano con la lettera «s» in persiano: sabzeh (germogli) per la rinascita, samanu (crema dolce) per l’abbondanza, senjed (frutto secco) per l’amore, seer (aglio) per la salute, seeb (mela) per la bellezza, somaq (sommacco) per la vittoria del bene e serkeh (aceto) per la saggezza. Accanto a questi compaiono spesso specchi, uova dipinte, fiori e un piccolo pesce rosso, ciascuno con un ruolo simbolico nel richiamare fortuna e rinnovamento.
Pratiche pre-festive e feste collettive
La vigilia di Nowruz è segnata da tradizioni particolari come il Chaharshanbe Suri, una notte di fuochi durante la quale si salta sopra piccole fiamme per lasciare alle spalle la sfortuna. Nei giorni precedenti, molte persone dedicano tempo alla pulizia profonda della casa e all’acquisto di abiti nuovi: gesti che rimandano all’idea di tagliare con il passato. Figure folkloriche come Haji Firooz e i racconti di Amu Nowruz e Nane Sarma accompagnano i più piccoli, mantenendo vive le storie che circondano la festa.
Sizdah Be-dar: il ritorno alla natura
La chiusura ideale del periodo di Nowruz è rappresentata da Sizdah Be-dar, il tredicesimo giorno in cui si esce all’aperto per un picnic e si rende grazie alla natura. In quel giorno i germogli del sabzeh vengono spesso gettati in acqua o legati con un nodo come augurio: un gesto che sancisce il ritorno alla vita all’aria aperta e il passaggio dalla celebrazione domestica a quella collettiva.
Nowruz in tempo di conflitto: resistenze e cambiamenti
La presenza della guerra ha alterato molte consuetudini: mercati meno affollati, spostamenti per motivi di sicurezza e visite alle famiglie ridotte. In alcune aree, persone sfollate hanno cercato rifugio lontano dalle città più colpite, limitando gli incontri tradizionali. Allo stesso tempo, non mancano segni di resilienza: chi può continua a preparare il Haft-Sin e i piccoli riti domestici come atto di normalità e memoria culturale, mentre altri manifestano apertamente dissenso politico, rifiutando la festa come momento di celebrazione del potere vigente.
Nowruz rimane quindi una finestra sulla tensione tra identità culturale e realtà politica: è un’occasione in cui la tradizione cerca di sopravvivere alle rotture, un invito al rinnovamento che, quest’anno, assume anche il significato di desiderio collettivo di sicurezza e pace.