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Comicon Off: oltre il fumetto da Caravaggio Manara e il Novecento napoletano

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Si chiude oggi l’edizione 2026 del Comicon a Napoli, confermandosi ancora una volta una delle manifestazioni culturali più seguita.

Migliaia i visitatori arrivati alla Mostra
d’Oltremare, tantissimi gli eventi, gli incontri e gli ospiti che
hanno attraversato la città in questi giorni.
Tra gli appuntamenti che hanno maggiormente entusiasmato il
pubblico, sicuramente quello del 28 aprile al Pio Monte
della Misericordia, dove Stefano Causa ha dialogato con
il presidente del Comicon Claudio Curcio in un incontro
che ha anticipato l’apertura ufficiale della rassegna.

Cosa possono avere in comune Caravaggio e Milo
Manara?
Lo ha raccontato il professor Stefano Causa al Pio Monte
della Misericordia, facendo dialogare il Caravaggio
reinterpretato da Manara con uno dei dipinti più feroci e umani
della storia dell’arte Le sette opere di Misericordia.
Entrambi raccontano il corpo, la strada, il desiderio, la miseria
e la verità senza addolcirla mai.

Niente idealizzazioni solo luce violenta, carne, umanità e
contraddizioni.
Un confronto meno distante di quanto possa sembrare. Perché
il segno di Milo Manara, così come la pittura di Caravaggio,
entra nella realtà senza filtri: corpi, desiderio, strada, miseria,
contraddizioni.
“Manara è uno dei grandi pittori italiani degli ultimi
decenni”. Per Causa non esiste una vera distinzione tra
fumetto e pittura: semplicemente fumetto e pittura, hanno un
linguaggio e uno stile diverso con un pubblico diverso,
semplicemente.

Ed è forse proprio qui il punto più interessante. Il Comicon
oggi sembra aver capito qualcosa che molte istituzioni culturali
ancora faticano a comprendere: i linguaggi possono cambiare,
ma la forza delle immagini resta.
Non a caso Stefano Causa definisce il Comicon “l’unica
manifestazione pacifica giovanile che ci sia oggi in Italia”, e
ancora “una sorta di Woodstock contemporanea dove al posto dei
musicisti ci sono disegnatori, illustratori, pittori e cosplay”.
Ed è forse proprio questa energia che Napoli dovrebbe
sfruttare ancora di più.
Perché il Comicon potrebbe diventare anche un’occasione per
far dialogare il fumetto con l’arte contemporanea napoletana
del Novecento, troppo spesso dimenticata.
Il visitatore più attento potrebbe già oggi approfittarne per
riscoprire uno dei grandi gioielli della Mostra d’Oltremare: la
Fontana dell’Esedra, progettata nel 1938 da Carlo Cocchia e
Luigi Piccinato e trasformata nel 1952 dal grande mosaico di
Giuseppe Macedonio, quasi mille metri quadrati di ceramica
che appartengono pienamente alla storia dell’arte
contemporanea napoletana.
Macedonio, artista presente ovunque in città eppure quasi
invisibile, è solo uno dei nomi di un patrimonio enorme. Da
Diana Franco, recentemente scomparsa, fino a Salvatore
Emblema, Sergio Fergola, le sculture di Luigi Mazzella e tanti
altri, Napoli possiede una tradizione contemporanea forte,
viva, stratificata, che raramente però riesce a dialogare con le
nuove generazioni.
E allora perché non partire proprio da qui? Così come Manara
è stato accostato a Caravaggio, il Comicon potrebbe diventare
il luogo ideale per riavvicinare i giovani anche agli artisti
napoletani del secondo Novecento.
Troppo spesso Napoli continua a raccontarsi soltanto
attraverso il sole, il mare e il cibo, dimenticando invece il suo
enorme patrimonio artistico contemporaneo, a cui spesso gli
stessi napoletani finiscono per non prestare più attenzione.
Forse allora il Comicon Off potrebbe diventare qualcosa di più
di un festival: un’occasione concreta per riportare al centro quel
Novecento napoletano che esiste ancora, è sotto gli occhi di
tutti, ma che troppo spesso nessuno guarda davvero.
Del resto, non dovrebbe essere proprio questo il senso
dell’arte, dialogare senza distinzioni?