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Conte chiarisce le parole dopo il comizio del M5s a Napoli: «parlavo del comandante Nato»

Conte chiarisce le parole dopo il comizio del M5s a Napoli: «parlavo del comandante Nato»

Giuseppe Conte ha spiegato su La7 che le sue parole erano riferite al comandante supremo delle forze armate della Nato; ha ribadito il sostegno all'Ucraina e sollevato dubbi su come verranno reperiti i 500 miliardi previsti entro il 2035

Nel corso di un intervento televisivo su La7 Giuseppe Conte ha voluto chiarire il senso delle sue osservazioni pronunciate ieri dal palco del M5s a Napoli dopo la reazione di Gori. Il leader del movimento ha spiegato che, nel contesto in cui si è espresso, si riferiva al comandante supremo delle forze armate della Nato e non ad altre figure o interpretazioni che gli sono state attribuite.

Conte ha inoltre ribadito la posizione che il M5s ha assunto fin dall’inizio del conflitto: «Io da subito mi sono schierato con l’Ucraina», ha detto, sottolineando la scelta di sostegno al Paese sotto attacco. Al tempo stesso, ha riaffermato un punto politico che ritiene centrale: la pericolosità della Russia viene letta come qualcosa che travalica il conflitto Russia-Ucraina con implicazioni sulla sicurezza europea e sulle scelte di difesa.

Il chiarimento su Gori e il riferimento al comandante Nato

Rispondendo alle critiche di Gori Conte ha usato parole nette per precisare il destinatario del suo commento: «Gori ha frainteso, io stavo parlando del comandante supremo delle forze armate della Nato». Questo passaggio è stato messo in rilievo durante l’intervista su La7 dove il leader ha cercato di ricondurre il dibattito al piano internazionale e al ruolo delle alleanze militari nella valutazione della minaccia.

Il contesto del commento

Secondo Conte, il richiamo al comandante Nato nasce dalla volontà di collocare le sue osservazioni in un quadro di sicurezza collettiva. L’utilizzo di questa specifica figura istituzionale come riferimento serve, nella sua ricostruzione, a evidenziare il legame tra le analisi sulla Russia e le valutazioni strategiche che passano per le alleanze multilaterali.

Il tema del riarmo e la domanda sui costi per l’Italia

Un altro punto centrale del dialogo è stato dedicato al tema del riarmo. Conte ha citato la necessità di rispondere a una minaccia che, come ha detto, «travalica il conflitto Russia-Ucraina» e che quindi richiede un adeguamento degli strumenti di difesa. A questo proposito ha richiamato una cifra precisa: 500 miliardi entro il 2035.

Il leader del M5s ha sollevato dubbi concreti sulle modalità di finanziamento di una spesa così rilevante: «Per l’Italia che significa? 500 miliardi entro il 2035», ha osservato, chiedendosi come e dove verrebbero reperite queste risorse. Il riferimento a questa somma è stato inserito nel ragionamento per mettere in luce l’impatto economico delle scelte di politica militare sul bilancio nazionale.

Riferimenti politici e tempistiche

Conte ha anche rivolto un’osservazione indiretta alla leadership politica nazionale, ricordando che la firma su impegni di spesa è stata posta da Meloni. Nel suo intervento ha suggerito che, pur essendo prevista una tempistica fino al 2035, la concretizzazione immediata di certi impegni potrebbe essere influenzata da scadenze politiche e elettorali.

Il passaggio di Conte segnala, quindi, un cortocircuito tra bisogni di sicurezza dichiarati e le realtà della politica interna: la possibilità che alcuni atti non vengano portati avanti nell’immediatezza viene collegata, nel suo discorso, alle prossime scadenze elettorali.

Nel complesso, l’intervento televisivo ha assorbito sia la necessità di chiarire una frase contestata sia l’occasione per rilanciare una riflessione più ampia sui rapporti tra Italia, alleanze e investimenti in difesa. Conte ha quindi chiuso ribadendo il sostegno all’Ucraina e invitando a considerare con attenzione il piano finanziario che accompagnerebbe un eventuale aumento delle spese militari.

Questa posizione, così come il chiarimento su Gori e il richiamo al comandante Nato, rimangono al centro del dibattito politico e mediatico, alimentando ulteriori domande sulle priorità e sulle risorse che l’Italia intende destinare alla sicurezza nei prossimi anni.

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