È in movimento una missione che unisce simbolo e sostegno pratico: il European Convoy for Cuba, noto anche come campagna Let Cuba Breathe, ha visto la partenza dall’Italia di una delegazione diretta all’Avana. L’iniziativa, promossa da AICEC, ingloba volontà di solidarietà e logistica concreta: a bordo del convoglio europeo ci sono generi di prima necessità e circa 5 tonnellate di medicinali destinati alle strutture cubane.
La mobilitazione italiana ha avuto un momento pubblico di riferimento: nella mattina del 19 marzo 2026 Jorge Luis Cepero Aguilar, ambasciatore di Cuba in Italia, è intervenuto durante l’Assemblea generale del Comitato Centrale della Fiom. Nella nota ufficiale diffusa dalla Fiom il 17 marzo 2026 si sottolinea come le misure restrittive statunitensi stiano impedendo l’accesso a cibo, carburante e medicinali, trasformando la situazione in una vera emergenza sociale.
Composizione del convoglio e risorse raccolte
La delegazione italiana fa parte di una più ampia flotilla internazionale che raccoglie partecipanti da 19 Paesi: tra questi figurano Svizzera, Inghilterra, Austria, Portogallo, Francia, Islanda, Scozia, Grecia, Spagna, Belgio, Cuba, Algeria, Irlanda, Germania, Turchia, Bulgaria, Marocco e Svezia. All’iniziativa aderiscono oltre 50 associazioni e gruppi di solidarietà e numerose formazioni politiche e sindacali, tra cui Cgil, Fiom, Sudd Cobas, Sinistra Italiana, Rifondazione Comunista e altri. La raccolta fondi ha permesso di raggiungere circa 45.000 euro grazie al contributo di grandi organizzazioni internazionali e di oltre 700 donatori individuali, unendo apporto materiale e volontà civile.
Rotta e organizzazione logistica
La traccia del viaggio prevede una partenza da Roma con scalo a Milano Malpensa e la tratta transoceanica verso L’Avana su un volo Neos che trasporta la delegazione italiana. Sul terreno, il convoglio si integrerà con il Nuestra América Convoy to Cuba, l’operazione ispirata alla Flotilla che coordina consegne e supporto logistico per aggirare le restrizioni imposte dall’esterno. L’obiettivo operativo è consegnare le 5 tonnellate di medicinali e altri beni essenziali, creando insieme un corridoio di assistenza che unisca gesti simbolici a impatti concreti.
Dichiarazioni e motivazioni politiche
La partecipazione della Fiom è stata motivata dalla denuncia di una condizione che, secondo il sindacato, rappresenta una violazione del diritto internazionale: nella nota del 17 marzo 2026 si parla di un embargo e del recente inasprimento delle sanzioni statunitensi come cause del peggioramento dell’accesso a beni essenziali. L’azione del convoglio viene quindi descritta come una forma di sostegno concreto e una manifestazione di vicinanza al popolo cubano, oltre che un invito al ripristino delle regole multilaterali e alla difesa del principio di autodeterminazione dei popoli.
Voci dalla delegazione italiana
Tra i rappresentanti italiani presenti si contano figure come Mimmo Lucano, ex sindaco e membro del Gruppo della Sinistra al Parlamento europeo, che ha richiamato il valore della solidarietà internazionale ricordando la presenza dei medici cubani in Calabria e il loro contributo in anni recenti. Al convoglio partecipano anche deputati europei e altri attivisti: la missione combina così testimonianza politica e supporto materiale, con l’intento di richiamare l’attenzione sulle conseguenze umanitarie delle politiche esterne.
Contesto sull’isola e implicazioni
Sul fronte cubano la crisi si manifesta con interruzioni del servizio elettrico e recenti eventi naturali che complicano ulteriormente la situazione: a marzo sono stati registrati blackout e, a poche ore di distanza, un terremoto di magnitudo 5.8 al largo della costa sud-est, fattori che aggravano la vulnerabilità. L’iniziativa del convoglio si inserisce quindi in un quadro di emergenza multipla dove la consegna di farmaci e generi essenziali può avere immediati risvolti sanitari e sociali.
In conclusione, il progetto Let Cuba Breathe rappresenta una combinazione di azione pratica e protesta civile: dalla raccolta fondi alla consegna di 5 tonnellate di medicinali, passando per la mobilitazione di associazioni e sindacati, la missione ambisce a fare pressione per il rispetto del diritto internazionale e per meccanismi che garantiscano accesso agli aiuti. Per gli organizzatori l’obiettivo non è solo simbolico: si cerca di costruire un canale operativo che possa alleviare, seppur parzialmente, le difficoltà imposte dalle restrizioni esterne.