Fabrizio Corona, due suoi ex collaboratori indagati per riciclaggio
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Fabrizio Corona, due suoi ex collaboratori indagati per riciclaggio

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Fabrizio Corona, due suoi ex collaboratori indagati per riciclaggio di denaro, in relazione all'acquisto dell'appartamento in via De Cristoforis

Per Fabrizio Corona non ci sono solo lettere da inviare ad ex cognati chiusi in un reality. Per il re dei paparazzi, continuano imperterrite le beghe giudiziare e finanziarie. Al centro della polemiche, due suoi ex collaboratori Tommaso Delfino e Marco Bonato. I due sarebbero accusati di riciclaggio di denaro, in relazione all’acquisto dell’appartamento milanese in via De Cristoforis

A due passi da Corso Como

La casa-ufficio in via De Cristoforis fa parte del kit, accanto al milione di euro, del quale Fabrizio Corona ha fatto richiesta alla Corte di restituzione. I due beni, infatti, gli sarebbero stati sequestrati durante l’ultimo processo. In particolare, l’appartamento è stato sequestrato perchè, secondo l’accusa e le indagine, acquistato con denaro riciclato.

Nell’indagine sono coinvolti due ex collaboratori di Corona, Tommaso Delfino e Marco Bonato. Delfino è stato interpellato dalla difesa a testimoniare e durante la sua deposizione ha dichiarato di aver appreso solo ‘oggi’ di essere indagato, dopo dieci anni dall’acquisto dell’immobile.

L’altro teste verrà asoltato sempre per la difesa di Corona, giovedì 16 novembre. Fabrizio si dice sconvolto e riguardo l’accusa di riciclaggio, non solo ribadisce che i soldi utilizzati per l’acquisto del suddetto appartamento fossero completamente legali e frutto del suo lavoro, ma la considera un’accusa che ‘non sta nè in cielo nè in terra’Corona

Un ufficio da due milioni e mezzo di euro

L’appartamento di via De Cristofori è a due passi da Corso Como, uno dei corsi principali di Milano, e perciò dal valore molto elevato. Il prezzo stimato è di ‘soli’ due milioni e mezzo, o poco più. Ricordando che l’accusa principale alla quale Corona deve rispondere, sia quella di bancarotta fraudolenta, l’accusa sostiene che l’appartamento si stato acquistato, tramite manovre ‘oscure’, con i soldi derivati dalla falsa bancarotta della Corona’s, l’agenzia di Fabrizio, evolutasi poi in ‘Fenice’.

La Fenice è quindi nata dalle ceneri della vecchia agenzia e tramite un’appropriazione indebita ai danni della stessa,a lla quale sarebbero confluiti i soldi della fallita, Corona avrebbe acquistato l’appartamento sequestrato. Il denaro utilizzato sarebbe stato devoluto in 22 assegni circolari a Giuseppina Gallo e Pasquale Ceravolo, presunti venditori fittizi, i quali avrebbero poi a loro volta girato gli assegni a Vincenzo Gallo, un pregiudicato calabrese, vero e unico beneficiario del denaro.

L’acquisto, in questi termini, si sarebbe svolto attraverso modalità illecite

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