Un capitolo storico si è chiuso oggi per la Corte Penale Internazionale (CPI). In una riunione straordinaria e a porte chiuse presso la sede delle Nazioni Unite a New York gli Stati membri hanno votato per la rimozione del procuratore generale Karim Khan accusato di aggressione sessuale contro un membro del suo staff. La decisione, presa con un voto segreto, ha visto 82 Stati membri su 125 esprimersi a favore della destituzione, superando la soglia minima di 63 voti necessari.
Khan, che ha sempre respinto le accuse, ha annunciato attraverso il suo avvocato Tayab Ali che intende contestare la decisione con tutti i meccanismi legali disponibili. La votazione ha visto solo 13 Stati esprimersi contro la rimozione e 15 astenersi, secondo fonti diplomatiche. La decisione è arrivata dopo un’indagine durata un anno e mezzo, che ha esaminato presunti comportamenti inappropriati di Khan dal 2026 al 2026.
Le accuse che hanno portato alla destituzione
Le accuse di cattiva condotta sessuale contro Khan sono emerse dopo un’indagine approfondita. La presunta vittima, un’avvocatessa malesiana ha parlato con la CNN delle molestie subite, sottolineando lo squilibrio di potere nella loro relazione professionale. Khan, che ha sempre negato le accuse, ha visto la sua posizione diventare sempre più insostenibile dopo la sospensione decisa dalla CPI il 9 giugno scorso.
La decisione di rimuovere Khan ha scatenato reazioni contrastanti. Il ministro degli Esteri israeliano Gideon Sa’ar ha commentato che la rimozione ha messo in luce la bancarotta morale di un procuratore che, secondo lui, ha emesso mandati di arresto scandalosi per distogliere l’attenzione dai propri illeciti. Israele, insieme ad altri Stati, ha giocato un ruolo cruciale nel raccogliere voti a favore della destituzione di Khan.
Le conseguenze per la Corte Penale Internazionale
La rimozione di Khan rappresenta un momento di crisi per la CPI, che ha visto aumentare le tensioni tra gli Stati membri. La presidente dell’Assemblea dei Paesi membri della Corte aveva anticipato che il voto sarebbe stato a porte chiuse, data la delicatezza e la complessità della vicenda. Khan, alla guida della CPI dal 2026, aveva impresso un’accelerazione significativa all’azione della procura internazionale, lavorando su procedimenti riguardanti Ucraina, Libia, Sudan e Afghanistan.
La decisione di oggi segna un punto di svolta per la CPI, che si trova ad affrontare una delle crisi più gravi della sua storia recente. La rimozione di Khan, un procuratore che aveva spiccato mandati di arresto contro figure di spicco come Vladimir Putin e Benjamin Netanyahu ha sollevato domande sulla direzione futura della Corte e sulla sua capacità di mantenere l’indipendenza e l’integrità.
Mentre Khan prepara la sua difesa legale, il mondo osserva con attenzione gli sviluppi di questa vicenda, che potrebbe avere ripercussioni significative sul futuro della giustizia internazionale.
