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Veronica Panarello e Annamaria Franzoni: scoppia la polemica

Due mamme uccidono i loro figli. Annamaria Franzoni è stata condannata a 16 anni mentre Veronica Panarello di carcere ne dovrà fare 30.

Annamaria Franzoni Veronica Panarello

Dopo che Annamaria Franzoni è tornata agli onori della cronaca perché il Tribunale di sorveglianza di Bologna ha confermato che la pena della donna è stata espiata tre mesi prima del previsto, scoppia in tv la polemica. C’è chi paragona il delitto di Cogne a quello avvenuto a Santa Croce Camerina.

Anche lì una mamma, Veronica Panarello, è stata accusata di aver ucciso un figlio. Per l’omicidio di Loris Stival però la giovane è stata condannata a 30 anni senza attenuanti generiche.

Il no alla perizia psichiatrica

“La differenza la intravedo nelle richieste fatte dalla difesa: noi abbiamo richiesto una prima perizia psichiatrica e ne abbiamo chiesta un’altra in appello, che non ci è stata concessa, a differenza di quanto accaduto alla Franzoni” spiega a Storie Italiane l’avvocato Francesco Villardita, che difende Veronica Panarello, intervenendo nel dibattito sorto sul presunto diverso trattamento inflitto alle due donne, entrambe accusate di aver ucciso un figlio.

Annamaria Franzoni, condannata definitivamente nel 2008 a 16 anni di carcere per l’omicidio di Samuele, è tornata i primi di febbraio 2019 libera. Dopo soli sei anni, però, le erano già stati concessi gli arresti domiciliari.

Il problema delle attenuanti generiche

Veronica Panarello, invece, per l’uccisione del piccolo Loris Stival è stata condannata in secondo grado a 30 anni di carcere. Il legale della donna annuncia quindi: “Noi andremo in Cassazione e vedremo che cosa succederà, – aggiungendo – non voglio paragonare due casi: qua il problema è l’omicidio del figlio.

Fermo restando la responsabilità penale. Generiche sì, generiche no in situazioni analoghe”.

“L’esito della prima perizia di Veronica è che ci sono dei tratti disarmonici di personalità, che sono la causa dell’improvvido comportamento processuale. – ricorda infatti Villardita – Se l’improvvido comportamento processuale è derivato da un tratto disarmonico di personalità talmente forte, le generiche potevano essere date“.

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