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Caso Cucchi, dall’Arma elementi falsi e depistaggi

Caso Cucchi: l'Arma avrebbe rilasciato dichiarazioni false e fuorvianti per coprire l'accaduto. In aula il generale Tomasone.

stefano cucchi

Svolta cruciale per il processo sulla morte di Stefano Cucchi. Nella mattinata di mercoledì 27 febbraio, davanti alla Decima sezione del tribunale di Roma, si è aperto un nuovo filone d’indagine sulla morte dell’uomo. A testimoniare è il generale Vittorio Tomasone, attualmente comandante del gruppo interregionale dell’Arma, ma all’epoca dei fatti comandante del gruppo provinciale di Roma.

Tomasone si è occupato di coordinare tutto ciò che è accaduto in seguito al fermo di Cucchi, avvenuto tra il 15 e il 16 ottobre 2009. E’ stata Ilaria Cucchi, parte civile nel processo, a chiedere che venisse ascoltato, in accordo con il pm Giovanni Musarò. Tomasone ha sempre sostenuto di non essere a conoscenza di quanto accaduto a Cucchi, affermando inoltre la completa estraneità ai fatti di tutta l’Arma. Le indagini, però, hanno fatto emergere nuovi indizi, di cui dovrà rispondere in aula lo stesso generale.

Il nuovo filone di indagine

Parallelamente al processo, è stato avviato un filone di indagine che si fonda sulla tesi che alcune personalità importanti all’interno del processo abbiano contribuito a omettere o cancellare prove decisive. La versione sarebbe sostenuta dall’acquisizione di atti modificati o parziali, risalenti alla notte del fermo, e da diverse iscrizioni al registro degli indagati. Tutto ciò avrebbe fatto sì che le prima indagine si concentrasse sugli agenti della polizia penitenziaria, poi assolti.

Iscritto nel registro del indagati per falso Alessandro Casarsa, che all’epoca dei fatti era comandante del Gruppo Roma, ovvero colui che riferiva direttamente a Tomasone.

I depistaggi

Il depistaggio sarebbe partito nel pomeriggio del 26 ottobre 2009, quando la Compagnia Casilina consegna al comando provinciale indicazioni su come muoversi. Sarebbero poi state create delle annotazioni date al ministro Angelino Alfano e non al pm. In questo modo, lo stesso Alfano si sarebbe trovato a mentire, a sua insaputa, davanti al Parlamento.

Il magistrato Musarò, inoltre, ha sottolineato alcune incongruenze dell’indagine: “Viene detto che Cucchi aveva dichiarato di essere anoressico, invece nel corso dell’udienza di convalida ha dichiarato di essere celiaco e anemico. Si parla di una frattura risalente a tempo prima e mal curata, ma la vertebra interessata sarà segata durante la perizia. Si parla di un attacco epilettico avvenuto nella Caserma di Tor sapienza, ma il carabiniere di guardia ha sempre dichiarato che non c’è stato alcun attacco”.

Stando a quanto testimoniato dal tenente colonnello Antonio Cavallo, fu Casarsa a dare indicazioni ai comandanti delle stazioni coinvolte di modificare le relazioni, così da eliminare ogni elemento che potesse portare i sospetti sull’Arma. Durante quella notte, infatti, Cucchi passò per più di una caserma all’interno del quadrante di Roma sud. Il depistaggio sarebbe, tuttavia, avvenuto durante il fotosegnalamento.

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