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False perizie per favorire il boss: indagati medici e avvocati

I reati ipotizzati al culmine dell'indagine condotta dalla Dda, sono corruzione in atti giudiziari e falsa perizia, aggravati dalle modalità mafiose.

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False perizie psichiatriche, falsi certificati medici e depistaggi con lo scopo di favorire la scarcerazione dell’ex boss della ‘ndrangheta di Vibo Valentia, Andrea Mantella. È quanto emerso da un’inchiesta condotta dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Catanzaro. Precedentemente a capo della cosca calabrese “Pardea-Ranisi”, il 46enne detenuto è collaboratore di giustizia dal 2016.

Ora indagate insieme a lui altre 16 persone, tra cui alcuni avvocati e medici legali. A loro carico si ipotizzano, a vario titolo, reati di corruzioni in atti giudiziari e falsa perizia. Condotte per giunta aggravate dalle finalità mafiose, volte a favorire l’ex boss, all’epoca dei fatti ricoverato presso la casa di cura privata Villa Verde di Donnici.

Gli indagati

Tra gli indagati anche gli avvocati Salvatore Staiano, 63 anni, legale del Foro di Catanzaro e Giuseppe Di Renzo, 46 anni, di Vibo Valentia, ex difensori di Mantella.

A loro, così come ad altri tecnici e periti di parte i carabinieri di Vibo Valentia hanno notificato l’avviso di conclusione delle indagini preliminari emesso dalla Dda. Dalle indagini sarebbe inoltre emerso il ruolo significativo svolto nella vicenda dalla casa di cura privata calabrese, utilizzata per i falsi ricoveri di diversi esponenti della criminalità organizzata locale. Qui i boss della ‘ndragheta, avevano stabilito una vera e propria base operativa, probabilmente con l’avvallo di personale e direzione della struttura.

Tutti gli indagati avranno ora venti giorni di tempo per presentare memorie difensive o chiedere di essere interrogati.

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