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Testimone di Geova si rompe un femore, rifiuta la trasfusione e muore
Cronaca

Testimone di Geova si rompe un femore, rifiuta la trasfusione e muore

"Chiedeva solo una strategia medica alternativa alla trasfusione di sangue" chiariscono i Testimoni di Geova, commentando il decesso di un 79enne.

Un uomo di 79 anni muore a seguito di una frattura al femore, poiché rifiuta una trasfusione di sangue. I Testimoni di Geova, congregazione di cui faceva parte, chiariscono che non è vero che non voleva essere curato ma che il paziente chiedeva solamente una “strategia medica alternativa all’emotrasfusione”.

Rifiuta la trasfusione

“Il paziente desiderava vivamente essere operato; chiedeva solo di non essere sottoposto a emotrasfusioni. È quindi infondata l’asserzione secondo cui avrebbe rifiutato le cure e l’intervento chirurgico” viene chiarito, attraverso una nota inviata ai media locali, dalla Congregazione dei Testimoni di Geova.

Il fatto è riferibile al decesso di un uomo di 79 anni di Favara che, a seguito di un litigio, si era rotto un femore. Il fatto risale al 7 giugno 2019 e, come confermato dalla Congregazione, l’uomo si è recato immediatamente presso l’ospedale “San Giovanni di Dio” di Agrigento ed è quindi “infondata l’asserzione secondo cui ‘per sei giorni, nonostante il femore rotto, sarebbe rimasto nella sua abitazione'”, viene specificato.

In nosocomio i medici informano il paziente che si sarebbe dovuto operare, e per questo si rendeva necessaria una trasfusione di sangue.

Il 79enne però, seguendo i suoi precetti religiosi, ha rifiutato tale possibilità e alla fine è stato dimesso. Le sue condizioni cliniche però sono nei giorni successivi peggiorate, ed il 14 giugno è morto.

Strategie mediche alternative

La Congregazione chiarisce: “Stando al racconto dei familiari (peraltro non tutti Testimoni di Geova), i medici hanno negato al paziente ogni strategia medica alternativa all’emotrasfusione, nonostante esistano consolidate evidenze scientifiche della loro efficacia”.

“Il paziente – si asserisce nella nota – ha lasciato la struttura sanitaria non perché non volesse essere curato, ma, stando al racconto dei familiari, perché esasperato per le continue pressioni dei medici secondo cui, a causa del suo rifiuto delle emotrasfusioni, dovesse andarsene”.

I Testimoni di Geova ricordano infatti che di aver promosso in questi anni “la sperimentazione, in campo chirurgico e medico, di trattamenti e terapie alternativi alla trasfusione di sangue, ora applicati anche su pazienti che non hanno motivazioni religiose” tanto che “ogni anno in Italia sono oltre 16.000” le persone che seguono questo tipo di confessione che “vengono curati e operati senza trasfusioni dal sangue; solo in Sicilia sono circa 1.300”.


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