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Il militare che guidò i camion con i morti di Bergamo: “Straziante”

Coronavirus, le immagini con i morti di Bergamo trasportati in camionette dei militari resteranno sempre parte di Tomaso Chesa.

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Coronavirus e i morti di Bergamo trasportati dalle camionette dell'esercito: il commovente sfogo del militare

Le immagini dei morti di Bergamo trasportati all’interno di bare con camionette dei militari resteranno per sempre nella mente degli italiani. Danno dimensione di cosa è stato e continua a essere l’emergenza Coronavirus in Italia. E adesso, terminata la cosiddetta fase 1, a parlare è uno di quei militari che quei giorni strazianti li ha vissuti in prima persona e che difficilmente riuscirà mai a dimenticare.

Tomaso Chessa dà libero sfogo ai suoi pensieri su Facebook: “Essere alla guida di un camion,una giornata qualunque dove il pensiero ti porta oltre la tua quotidianità. Tu guidi, scambi due chiacchiere con il collega alla parte opposta della cabina, ma quando per forza di cose, per un istante il silenzio rompe tua routine, il tuo pensiero si posa su di loro, realizzi che dentro quel camion non siamo in due, ma in sette…”.

Coronavirus e morti a Bergamo: la lettera

Inizia così la lettera aperta che il caporalmaggiore capo scelto Chessa, 42 anni, sassarese, scrive per raccontare le sue settimane alla guida di un camion dell’Esercito adibito al trasporto delle vittime bergamasche di coronavirus.

In servizio nel Reggimento di supporto tattico e logistico di Solbiate Olona (Varese), Chessa ripercorre i pensieri che hanno accompagnato “l’ultimo viaggio” di quei “compagni di viaggio”. “Ti rendi conto di essere la persona sbagliata, o meglio, qualcuno doveva essere al posto tuo ma purtroppo non può e tocca a te – spiega Chessa – ed è li che sentì addosso quella grande responsabilità, qualcosa che ti preme dentro, ogni buca, ogni avvallamento sembra una mancanza di rispetto nei loro confronti…”.

“Poi arrivi lì alla fine del tuo viaggio, dove ti ritrovi ad abbandonare ‘il tuo carico’, oramai fa parte di te, come se ti togliessero una parte di cuore, ed è li che cerchi di capire l’identità del tuo compagno di viaggio… cosa difficilissima, delle otto persone che personalmente ho accompagnato, l’unico dei quali sono riuscito a risalite alla sua identità è il Signor Guerra classe 1938″. Tomaso Chessa racconta ancora: “Pagherei oro per conoscere tutti i parenti delle otto persone e potergli dire che nonostante il contesto non avrebbero potuto fare un viaggio migliore….”.

Il commovente sfogo di Tomaso Chessa

Ma Chessa, il militare che ha trasportato le bare con i morti di Bergamo da Coronavirus, è anche arrabbiato. Con chi non capisce la gravità della situazione: “La cosa che mi dispiace di più, nonostante questo, amici e famigliari, continuano a non rendersi conto che tutto questo non è uno scherzo, la gente muore, chi non muore soffre, facile dire qua non siamo a Bergamo… Bene, abbiate la coscienza ed il buon senso di tutelare i nostri cari che hanno la fortuna di vivere in posti più sicure, ma non dimenticate che sbagliare è un attimo… Spero un giorno di poter conoscere i cari dei miei compagni del loro ultimo viaggio, ma se cosi non fosse sappiano che c’ho messo l’anima!”.

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