> > Cybercrime in Europa, è allarme sicurezza: chi si nasconde dietro gli attacchi?

Cybercrime in Europa, è allarme sicurezza: chi si nasconde dietro gli attacchi?

Cybercrime in Europa, è allarme sicurezza: chi si nasconde dietro gli attacchi?

Foto: Pacific Press / IPA

Il cybercrime in Europa è in continua evoluzione: tra ransomware, criptovalute e attacchi alle infrastrutture strategiche, crescono le minacce informatiche e la necessità di rafforzare la cooperazione internazionale.

La guerra ibrida si combatte sempre più attraverso attacchi informatici, sabotaggi e falsi allarmi capaci di mettere in difficoltà servizi essenziali e alimentare la paura tra i cittadini. Dall’Europa a Taiwan, cresce la preoccupazione per operazioni coordinate che potrebbero coinvolgere anche soggetti legati ad apparati statali. Sullo sfondo, la necessità di rafforzare la cooperazione internazionale contro il cybercrime, come spiega il professor Vincenzo Musacchio analizzando il ruolo della Convenzione di Budapest.

Cyberattacchi in Europa, cresce la minaccia ibrida: aeroporti, supermercati e infrastrutture nel mirino

La sicurezza informatica europea è sempre più esposta a operazioni che non puntano necessariamente alla distruzione immediata, ma mirano a compromettere il funzionamento dei servizi e alimentare un clima di instabilità. Un quadro che presenta alcune analogie con quanto accade a Taiwan, dove la pressione cyber proveniente dalla Cina raggiunge livelli particolarmente elevati: nell’arco di una giornata si possono registrare circa due milioni di tentativi di intrusione.

Una parte consistente di queste attività avrebbe una funzione diversiva, con l’obiettivo di sovraccaricare le difese e rendere più difficile individuare le offensive realmente pericolose. Tra i bersagli più delicati figurano le reti elettriche e gli istituti bancari nazionali, sistemi la cui compromissione potrebbe avere conseguenze immediate sulla vita quotidiana.

Anche in Europa, intanto, il quadro si sta ampliando.

Alle violazioni dei portali istituzionali si sono aggiunti episodi che coinvolgono settori essenziali, dalla conservazione degli alimenti nei supermercati alla gestione delle riserve di sangue in Francia, fino al trasporto aereo. Particolare preoccupazione suscitano le segnalazioni di ordigni sugli aerei civili, rivelatesi falsi allarmi ma sufficienti a provocare l’intervento dei caccia e deviazioni verso basi militari. Soltanto nei primi cinque giorni di novembre gli episodi avrebbero interessato 31 velivoli, coinvolgendo circa 5mila passeggeri, a fronte di una media storica di due voli al mese.

La frequenza ravvicinata e la diversità degli obiettivi fanno pensare a un’attività non episodica, ma inserita in una strategia più ampia. Il risultato cercato potrebbe essere proprio quello di trasformare singoli incidenti informatici o segnalazioni infondate in un problema di sicurezza percepito dall’intera popolazione. Non si tratta soltanto di mettere in difficoltà i sistemi tecnologici: le operazioni servirebbero anche a misurare la capacità di reazione delle istituzioni e la preparazione dell’Alleanza atlantica.

I gruppi hacker e le operazioni di disturbo alimentano i sospetti delle intelligence occidentali

Tra le piste seguite dagli apparati di sicurezza europei c’è quella che conduce alla Russia, anche se al momento non è possibile attribuire con certezza tutte le operazioni a un’unica regia. Le offensive potrebbero essere riconducibili a gruppi autonomi oppure a soggetti che agiscono con il sostegno di apparati statali. Non viene esclusa neppure la possibilità di azioni sotto falsa bandiera, realizzate per indirizzare i sospetti verso un determinato Paese. Un’eventualità che rende ancora più complessa l’individuazione dei responsabili, soprattutto in un contesto geopolitico nel quale i rapporti tra Mosca e diversi governi europei sono particolarmente tesi.

Rafe Pilling, esponente della società di sicurezza informatica Sophos, ha precisato: «Non è chiaro se gli autori di questi attacchi siano criminali informatici o soggetti mossi da altre finalità, ma finora non abbiamo riscontrato elementi che indichino una motivazione economica». Una seconda fonte de Il Giornale, che segue da vicino la situazione, sottolinea che «non è chiaro se sia un gruppo che agisce in maniera autonoma o eterodiretto da entità statali». La stessa fonte invita a non escludere operazioni di depistaggio, ricordando che «mezza Europa si sente in guerra con la Russia».

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