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Borseggiatori assolti a Venezia, il risarcimento diventa la via per evitare la condanna

Borseggiatori assolti a Venezia, il risarcimento diventa la via per evitare la condanna

A Venezia alcuni borseggiatori riescono a evitare la condanna risarcendo i turisti derubati: al centro dei casi la norma sulle condotte riparatorie.

A Venezia finire nel mirino della polizia per un borseggio non significa necessariamente arrivare a una condanna. In alcuni casi, infatti, i responsabili riescono a ottenere il proscioglimento attraverso il risarcimento economico delle vittime o donazioni in beneficenza. Una possibilità prevista dalla legge che sta facendo discutere, soprattutto quando le persone derubate sono turisti stranieri difficili da rintracciare dopo il loro rientro a casa.

Condotte riparatorie, cosa prevede la legge e quali sono i limiti

Dietro questi provvedimenti c’è l’articolo 162-ter del Codice penale, introdotto nel 2017 per consentire, in presenza di determinati presupposti, l’estinzione del reato attraverso il risarcimento del danno. La disposizione stabilisce che l’imputato possa beneficiare di questa possibilità quando restituisce quanto sottratto o risarcisce integralmente la persona offesa, provvedendo anche a rimuovere, laddove possibile, le conseguenze negative della condotta.

La norma contempla inoltre una circostanza particolare: il giudice può ritenere valida l’offerta risarcitoria anche se la vittima non l’ha accettata, purché consideri adeguata la somma proposta.

Il quadro normativo è cambiato nuovamente nell’aprile 2026, quando sono state introdotte nuove disposizioni che hanno riportato alla procedibilità d’ufficio alcune tipologie di furto, tra cui quelle riguardanti la sottrazione di carte di pagamento e documenti d’identità.

Per i fatti precedenti alla modifica e per le fattispecie che continuano a richiedere la querela della persona offesa, rimane tuttavia il problema dell’assenza della vittima durante il procedimento. Se il turista non presenta denuncia o non è possibile procedere secondo le condizioni previste dalla legge, il procedimento può non arrivare a una condanna.

Venezia, borseggiatori prosciolti dopo il risarcimento: così i ladri evitano il processo

A Venezia il contrasto ai furti ai danni dei turisti si intreccia con una questione giudiziaria che sta facendo discutere: alcuni borseggiatori fermati dalle forze dell’ordine sono riusciti a ottenere l’estinzione del reato attraverso il risarcimento economico. Come riportato dal Corriere, l’episodio più recente risale al 4 novembre, quando il giudice monocratico Marco Bertolo ha prosciolto due cittadini romeni di 40 e 50 anni, accusati di aver derubato due turiste tedesche circa un mese e mezzo prima. Le donne erano state private di una carta di credito, utilizzata successivamente per effettuare prelievi per mille euro. I due uomini erano stati però individuati e fermati dalla polizia locale. Durante il procedimento, la difesa ha puntato sulla riparazione economica del danno: l’avvocato Damiano Danesin ha fatto recapitare alle vittime, attraverso un servizio internazionale di trasferimento di denaro, un risarcimento di 400 euro. Alle due turiste è stato trasmesso via email un codice con cui possono riscuotere la somma in qualsiasi sportello abilitato nel loro Paese, esibendo un documento d’identità.

Una soluzione simile sarebbe stata adottata anche in un altro procedimento conclusosi nei giorni precedenti. Protagonista un cittadino romeno di 51 anni, accusato di aver sottratto il portafoglio a un turista canadese alla fine di giugno, nei pressi dell’imbarcadero di San Stae. In quell’occasione il legale avrebbe ricostruito davanti al giudice i tentativi di comunicazione con la persona derubata, mostrando email e messaggi rimasti senza risposta. Il turista, infatti, non sarebbe stato più raggiungibile dopo il furto. A completare la documentazione sarebbe stata la ricevuta di un versamento da 500 euro alla Fondazione Città della Speranza, organizzazione padovana che sostiene la ricerca sulle patologie pediatriche. L’importo risultava nettamente superiore ai 70 euro che, secondo l’accusa, erano contenuti nel portafoglio sottratto. Anche in questo caso il giudice ha riconosciuto la possibilità di applicare il meccanismo delle condotte riparatorie, evitando ulteriori conseguenze penali per l’imputato.

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