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Nuova moschea a Milano, è scontro: cresce il malcontento tra i residenti

Nuova moschea a Milano, è scontro: cresce il malcontento tra i residenti

Il progetto della nuova moschea da 3 milioni di euro alimenta le proteste degli abitanti di via Padova. Intanto, ad Affori, appaiono scritte offensive contro la comunità islamica: la Digos indaga.

La realizzazione di una nuova moschea e la comparsa di scritte offensive contro la comunità islamica riaccendono il dibattito sulla convivenza religiosa a Milano. Tra le proteste dei residenti, i timori per il degrado e l’intervento della Digos, cresce la tensione in diversi quartieri della città.

La scritta contro gli arabi in via Zambelli a Milano: indaga la Digos

Mentre prosegue il confronto sulla nuova moschea, un altro episodio ha contribuito ad alimentare il clima di tensione nel capoluogo lombardo. Questa volta il caso riguarda via Zambelli, nel quartiere Affori, dove ha sede l’associazione islamica Misericordia. Nella mattinata del 5 novembre, sulla parete esterna dell’edificio è comparso un messaggio offensivo accompagnato da una croce: “Via gli arabi, viva Gesù.

Remigrazione. Milano italiana”. La scritta sarebbe stata realizzata da persone ancora sconosciute durante la notte o nelle prime ore del mattino.

Il gesto ha provocato indignazione e ha richiesto l’intervento delle forze dell’ordine. Sul posto è arrivata anche la Digos, che ha avviato gli accertamenti per identificare i responsabili, anche attraverso l’eventuale acquisizione delle immagini delle telecamere presenti nella zona.

Un rappresentante dell’associazione ha raccontato a Il Giorno: “Nel mondo c’è gente buona e non. Noi facciamo del nostro meglio e finora non c’erano mai stati problemi. I rapporti con i vicini sono sempre stati buoni”. Il referente ha inoltre precisato che l’attuale associazione opera nella zona da quasi due anni, prendendo le distanze dalle vicende che avevano coinvolto la precedente gestione del centro.

Nuova moschea a Milano, è scontro: cresce il malcontento tra i residenti

Al centro della discussione c’è un progetto del valore stimato di 3 milioni di euro, atteso da diversi anni e ancora in cerca del via libera definitivo da parte del Comune. La proposta prevede una struttura distribuita su due livelli, con una superficie di circa 750 metri quadrati. Oltre agli ambienti destinati alla preghiera, sono previsti spazi per attività culturali e sociali, tra cui una biblioteca, una sala convegni e un hammam. Nelle ipotesi iniziali era stato contemplato anche un parcheggio per i fedeli. L’iniziativa, tuttavia, incontra la contrarietà di una parte degli abitanti, preoccupati per le possibili conseguenze sulla vivibilità di un’area che, secondo quanto riportato da Il Giornale, deve già fare i conti con problemi di degrado e insicurezza.

Le perplessità sono state raccolte anche da Tgcom24, che ha dato voce ai residenti contrari all’intervento. “Se vai nei loro paesi e apri una chiesa, te la bruciano”, ha dichiarato un uomo intervistato, esprimendo la propria opposizione. Un altro cittadino ha invece puntato l’attenzione sulla situazione di via Padova: “Via Padova è stata ghettizzata”. E ancora: “Ci sono sette moschee nel giro di pochissimi chilometri. C’è inoltre un problema di verifica per quanto riguarda da dove arrivano questi fondi per realizzare questo grandissimo progetto”.

Come riportato da Il Giornale, a suscitare ulteriori discussioni è il coinvolgimento del Politecnico di Milano: nell’ambito di un laboratorio di progettazione architettonica, alcuni studenti sarebbero stati chiamati a elaborare gratuitamente proposte per le cupole e gli ambienti dedicati alla preghiera.

Le due vicende, quella della moschea di via Esterle e quella delle scritte di Affori, riguardano luoghi e situazioni differenti, ma riportano entrambe al centro del dibattito milanese il tema della convivenza religiosa, dell’integrazione e delle tensioni che attraversano alcuni quartieri della città.

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