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Emergenza Spin Time a Roma, il Comune paga anche i traslochi: le cifre

Emergenza Spin Time a Roma, il Comune paga anche i traslochi: le cifre

Foto: Sorin Colac / Alamy / IPA

Oltre due milioni di euro per gestire l'emergenza Spin Time: tra alloggi, pasti, assistenza e traslochi, aumentano gli interrogativi sull'impiego delle risorse pubbliche a Roma.

L’emergenza Spin Time continua a far discutere a Roma, soprattutto per i costi sostenuti dal Comune per assistere gli ex occupanti dello stabile evacuato dopo l’incendio del 29 luglio. Tra nuovi affidamenti, spese per l’accoglienza e servizi di trasloco, il conto supera i due milioni di euro, mentre si allungano i tempi per trovare una sistemazione definitiva alle famiglie coinvolte.

Dall’incendio alla proroga degli aiuti: cosa è successo allo Spin Time

La vicenda ha origine il 29 luglio 2026, quando un incendio divampato nell’edificio di via Santa Croce in Gerusalemme 55 ha costretto le autorità a evacuare centinaia di persone. L’immobile, occupato abusivamente dal 2013 e conosciuto come Spin Time Labs, è stato successivamente sottoposto a sequestro, impedendo agli abitanti di tornare nei propri alloggi.

L’episodio ha aperto una nuova fase di tensione tra gli ex residenti, gli attivisti e l’amministrazione comunale. Nei giorni seguenti, infatti, alcuni militanti del centro sociale hanno allestito un presidio all’esterno dello stabile, sistemando tende e altre strutture lungo la strada per richiamare l’attenzione sulla necessità di individuare una soluzione abitativa.

Il primo provvedimento del sindaco Roberto Gualtieri risale al 7 agosto, quando è stata disposta un’accoglienza temporanea della durata massima di due mesi. Una scadenza che si è rivelata insufficiente per risolvere tutte le situazioni familiari coinvolte. Il 7 ottobre è arrivato quindi un nuovo atto amministrativo, con il quale il primo cittadino ha autorizzato la prosecuzione degli interventi «per il tempo necessario all’individuazione di soluzioni abitative definitive e comunque per la durata massima di sei mesi». La misura ha permesso di continuare a garantire assistenza agli ex occupanti, in attesa di trovare sistemazioni più stabili.

L’estensione dell’accoglienza ha inevitabilmente riaperto il confronto sulle risorse necessarie per sostenere le famiglie e sui tempi per concludere il percorso. Mentre il Campidoglio difende la scelta di assicurare un supporto a chi ha perso la propria abitazione, dall’opposizione arrivano richieste di maggiore chiarezza sulla gestione dei fondi e sul trattamento riservato alle persone in graduatoria per un alloggio pubblico.

Spin Time, oltre due milioni di euro per l’emergenza: il Comune finanzia anche i traslochi

La sistemazione degli ex residenti dello stabile Spin Time continua a richiedere risorse economiche al Comune di Roma. L’intervento, nato per fronteggiare una situazione di necessità nell’immediato, si sta trasformando in un’operazione molto più lunga del previsto: dai 60 giorni inizialmente stabiliti si è passati a una proroga che potrebbe arrivare a sei mesi. Come riportato da Il Tempo, agli aiuti già predisposti dal Campidoglio si sono aggiunti nuovi incarichi, tra cui quello relativo al trasferimento degli effetti personali degli ex occupanti. Per questo servizio è stata prevista una somma superiore a 56mila euro, oltre all’Iva, attraverso una procedura pubblica che ha visto la partecipazione di una sola azienda.

A chiedere spiegazioni sulla gestione economica dell’intera operazione è Fabrizio Santori, consigliere capitolino della Lega, che ha presentato un’interrogazione per conoscere l’entità delle uscite e le prospettive dei prossimi mesi. Nel dettaglio, secondo la ricostruzione fornita dall’esponente dell’opposizione e riportata da Il Tempo, il Comune avrebbe destinato all’emergenza 2 milioni e 66mila euro. La quota maggiore, pari a 1,3 milioni, sarebbe stata utilizzata per le strutture ricettive, mentre 216mila euro sarebbero serviti per i pasti e 200mila per gli interventi sociali. Altri 150mila euro sarebbero stati riservati al trasporto scolastico, altrettanti agli straordinari del personale e 50mila alle attività di pulizia e assistenza. Nel conteggio rientrerebbero anche i costi del servizio di trasloco, mentre resterebbero da verificare ulteriori affidamenti per circa 655mila euro.

L’incarico per lo spostamento dei beni sarebbe stato assegnato alla I.A.C.E. Srl, che avrebbe presentato l’unica offerta nell’ambito del bando comunale. La società, che ha sede in piazza di Santa Croce in Gerusalemme, indica tra le proprie esperienze anche il «restauro conservativo di immobili di prestigio sotto l’Alta tutela dello Stato Città del Vaticano».

Alle contestazioni ha risposto Tobia Zevi, assessore alle Politiche abitative di Roma Capitale, difendendo le scelte dell’amministrazione. «Mi fa impressione che qualcuno conti i centesimi di fronte al rischio di una bomba umanitaria nel centro di Roma», ha dichiarato, sottolineando l’importanza di aver garantito un’accoglienza dignitosa alle persone rimaste senza casa. Zevi ha inoltre evidenziato che il Comune sta procedendo con l’assegnazione degli alloggi popolari ai nuclei familiari che possiedono i requisiti necessari. La replica, tuttavia, non ha chiarito quanto verrà speso complessivamente né quando terminerà il sostegno economico. Santori ha quindi rilanciato le proprie critiche, evidenziando la disparità di trattamento rispetto alle circa 10mila persone in attesa di un’abitazione popolare, inserite regolarmente nelle graduatorie.

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