Il 6 novembre 2026 la lotta per il controllo delle risorse energetiche ha raggiunto un nuovo picco, con entrambe le parti che intensificano gli attacchi contro infrastrutture strategiche. Nelle prime ore della mattina il Ministero della Difesa russo ha annunciato l’uso di una bomba aerea FAB-3000 per colpire una centrale elettrica nei pressi di Sumy, nell’est della Ucraina, e una brigata militare nella zona di Zaporizhzhia.
L’operazione, eseguita con precisione satellitare, ha provocato gravi danni alle linee di trasmissione, aumentando il rischio di blackout prolungati in una regione già provata dal conflitto.
Attacco della fab-3000: impatto sulla rete elettrica ucraina
La detonazione della FAB-3000 ha distrutto gran parte delle strutture di generazione locale, costringendo le autorità a dichiarare interruzioni controllate dell’elettricità per periodi fino a dodici ore a Kyiv, Kharkiv, Chernihiv e Sumy.
Le compagnie energetiche nazionali, DTEK e Ukrenergo, hanno segnalato danni “significativi” all’infrastruttura, con tre centrali termiche private messe fuori uso. Dalle formazioni aeree ucraine sono state neutralizzate 309 delle 365 unità di droni e missili lanciati, mentre le restanti 23 hanno raggiunto obiettivi strategici, dimostrando la capacità di penetrazione dell’arsenale russo.
Intercettazioni e blackout controllati
Le forze ucraine hanno potuto contenere la maggior parte degli attacchi grazie a una rete di difesa aerea potenziata, ma la persistenza delle interferenze ha causato interruzioni temporanee dell’alimentazione in svariate città, esacerbando le difficoltà della popolazione durante l’avvicinarsi dell’inverno. Gli esperti avvertono che la continuità dell’energia è ormai un “elemento strategico” per la resistenza civile, rendendo le interruzioni un’arma psicologica tanto quanto bellica.
Droni ucraini incendiavano la raffineria Afipsky in Krasnodar
Nel frattempo, la faccia opposta del conflitto ha visto l’utilizzo di droni da parte dell’Ucraina contro il territorio russo. Nella notte precedente, unità senza pilota hanno colpito la raffineria di petrolio Afipsky, situata nella regione meridionale del Territorio di Krasnodar, scatenando un incendio di vasta portata. Successivi attacchi nelle prime ore del mattino hanno generato ulteriori esplosioni vicino alla città di Krasnodar e nella vicina Repubblica di Adighezia, ampliando il cerchio di danni e allarmando le autorità locali.
Esplosioni e incendi nella zona di Krasnodar e Adighezia
Le fiamme derivanti dagli attacchi ai droni hanno compromesso gli impianti di stoccaggio e le linee di distribuzione del combustibile, provocando una serie di esplosioni secondarie che hanno reso difficile l’intervento dei vigili del fuoco. Le autorità della regione hanno attivato procedure di emergenza per contenere il propagarsi dell’incendio, ma la natura del materiale infiammabile ha reso il controllo estremamente complesso. Gli abitanti delle zone limitrofe sono stati soggetti a evacuazioni preventive, evidenziando l’impatto diretto sulla vita civile.
Danni su larga scala e conseguenze umanitarie
Oltre alle infrastrutture energetiche, la campagna di bombardamenti ha colpito strutture civili critiche. Un centro di distribuzione di aiuti umanitari a Komyshuvakha, nella regione di Zaporizhzhia, è stato distrutto, provocando la morte di almeno 31 persone. Nello stesso periodo, un ospedale di Kharkiv ha subito un attacco aereo che ha ferito 73 pazienti, costringendo circa 200 persone a essere evacuate. Questi eventi testimoniano come la guerra stia entrando in una fase di intensificazione, mirando a creare pressione sulla popolazione e a indebolire la capacità di risposta del governo.
