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Migranti nei Cpr, nuova direttiva di Piantedosi: cosa cambia con le visite mediche

Migranti nei Cpr, nuova direttiva di Piantedosi: cosa cambia con le visite mediche

Il ministro Matteo Piantedosi interviene sui Cpr: cambiano le visite mediche e le procedure per trattenere i migranti irregolari.

Cambiano le regole per il trattenimento dei migranti irregolari nei Centri di permanenza per il rimpatrio. La nuova direttiva firmata da Matteo Piantedosi modifica il ruolo delle valutazioni mediche e introduce ulteriori disposizioni sulle visite sanitarie e sulla gestione dei documenti clinici. Una stretta che punta a rendere più agevoli le procedure di rimpatrio.

L’inchiesta sui certificati medici e le nuove disposizioni: visite entro 24 ore e documenti riservati

La revisione arriva dopo l’inchiesta della Procura di Ravenna sui presunti certificati medici rilasciati per evitare il trasferimento di alcuni migranti nei Cpr. Nel procedimento sono finiti sotto indagine diversi professionisti sanitari, accusati, a vario titolo, di falso ideologico e associazione a delinquere finalizzata a ostacolare le espulsioni.

L’ipotesi investigativa riguarda la presunta formulazione di diagnosi, comprese patologie infettive e disturbi psichiatrici, che avrebbero reso incompatibile la permanenza degli stranieri nelle strutture. I medici coinvolti hanno respinto le contestazioni, sostenendo di aver agito nel rispetto del proprio codice deontologico e del principio della tutela della salute dei pazienti.

Nell’ambito della vicenda, la Corte di Cassazione ha inoltre annullato i provvedimenti di sospensione dalla professione adottati nei confronti di tre dottoresse, disponendo un nuovo esame da parte del tribunale del Riesame di Bologna.

Sul fronte delle nuove disposizioni, la direttiva introduce anche la possibilità di trattenere una persona nel centro prima della visita sanitaria, a condizione che l’accertamento venga effettuato entro 24 ore dall’ingresso. Cambiano inoltre le modalità di gestione della documentazione: la scheda medica, compilata sulla base di un modello predisposto dal ministero, dovrà essere trasmessa in busta chiusa al personale sanitario dell’ente gestore. Una sintesi della valutazione resterà invece agli uffici di polizia presenti nella struttura, che potranno inoltrarla all’autorità giudiziaria quando richiesto. La documentazione clinica sarà sottratta alla consultazione da parte di terzi, con deroghe limitate all’autorità giudiziaria, ai legali difensori, alle autorità sanitarie e agli organismi previsti dalla Convenzione Onu contro la tortura.

Sullo sfondo resta anche il confronto avviato da associazioni e organizzazioni umanitarie, che negli ultimi mesi hanno denunciato controlli sanitari ritenuti insufficienti e la mancata considerazione di condizioni di vulnerabilità, disturbi psichiatrici e patologie acute o croniche.

Cpr, cambia la direttiva di Piantedosi: il parere dei medici non fermerà più il trattenimento dei migranti

Cambiano le regole per l’ingresso e la permanenza dei migranti irregolari nei Centri di permanenza per il rimpatrio (Cpr). Con una nuova direttiva del ministero dell’Interno, il giudizio negativo espresso dai medici non avrà più valore vincolante per impedire il trattenimento degli stranieri. La visita sanitaria continuerà a essere prevista, ma non servirà più a stabilire formalmente se una persona sia compatibile con la permanenza nella struttura. Ad annunciare la modifica è stato il ministro Matteo Piantedosi attraverso un messaggio pubblicato su X: «Con la mia nuova direttiva sui cpr i migranti irregolari continueranno a essere visitati dai medici delle aziende sanitarie locali, ma un eventuale parere negativo non sarà più vincolante per evitare il loro trattenimento nei centri».

Il titolare del Viminale ha precisato che le persone saranno comunque affidate alle cure dei sanitari presenti nelle strutture, incaricati di stabilire quali accertamenti siano necessari, anche con il supporto delle Asl territorialmente competenti. Secondo quanto dichiarato dal ministro, la misura punta a «garantire la massima tutela della salute dei migranti evitando, allo stesso tempo, che valutazioni influenzate solo da pregiudizi ideologici ostacolino le procedure di rimpatrio».

Il provvedimento interviene sull’articolo 3 della precedente direttiva Lamorgese, modificando il ruolo della certificazione sanitaria: al medico spetterà verificare le condizioni cliniche attraverso l’anamnesi, i sintomi e la documentazione disponibile, individuando eventuali necessità assistenziali da soddisfare dentro o fuori dal centro. Non sarà invece più richiesto di attestare preventivamente l’idoneità psicofisica al trattenimento.

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