A Civitavecchia, le preghiere islamiche in strada e una raccolta fondi per l’acquisto di una moschea accendono il dibattito sulla libertà religiosa, sull’occupazione del suolo pubblico e sulla trasparenza delle donazioni. Al centro della vicenda l’associazione Iqrah e alcuni interrogativi sulle autorizzazioni e sulla destinazione dei locali.
Civitavecchia, preghiere islamiche in via Granari: strada chiusa e polemiche
La gestione degli spazi pubblici e l’esercizio della libertà religiosa sono al centro delle polemiche a Civitavecchia, dove le preghiere collettive della comunità musulmana in via Granari hanno riacceso il dibattito sulle autorizzazioni per le celebrazioni religiose all’aperto. La vicenda riguarda l’associazione Comunità Iqrah e le decisioni dell’amministrazione comunale guidata dal sindaco Marco Piendibene, esponente del Partito Democratico.
Il primo episodio segnalato risale al 20 marzo 2026, quando diversi fedeli si sono riuniti sulla strada per pregare, disponendo tappeti e teli sulla carreggiata. Secondo quanto riportato da Libero, la strada sarebbe rimasta occupata dalle 7 alle 12, con conseguenti disagi alla circolazione. Una residente, Maria Cristina Caprio, ha quindi inviato una PEC al Comune per chiedere chiarimenti sull’esistenza di eventuali provvedimenti relativi alla «chiusura al traffico, la limitazione della circolazione e l’occupazione di suolo pubblico».
La donna ha dichiarato che, al momento della sua segnalazione, non aveva ancora ricevuto risposta dall’amministrazione.
Un secondo appuntamento si è svolto il 27 maggio, in occasione dell’Eid al-Adha, festività islamica. In questo caso, il Comune aveva predisposto un provvedimento ufficiale: l’ordinanza numero 227 del 20 maggio 2026, pubblicata sul portale istituzionale, prevedeva il divieto di sosta con rimozione e l’interdizione al traffico veicolare in via Granari dalle 7 alle 10.30. Il documento indicava che la richiesta era stata presentata dal presidente dell’associazione Comunità Iqrah.
La disposizione ha alimentato le discussioni sull’equilibrio tra il diritto di professare liberamente la propria fede e la necessità di garantire la normale fruizione delle strade cittadine. La questione, tuttavia, non riguarda soltanto la celebrazione religiosa: entrano in gioco anche le modalità con cui vengono richieste e concesse le autorizzazioni per l’utilizzo temporaneo del suolo pubblico.
“Il prezzo per preghiera è fissato a solo 1000 euro”, bufera sulla moschea
A suscitare ulteriori interrogativi è un volantino relativo a una raccolta fondi per l’acquisto di un luogo di culto a Civitavecchia. Secondo quanto riferito da Libero, il documento avrebbe riportato la dicitura «Pianificazione dell’acquisto di Iqrah jame Masjid (Civitavecchia Rm) Italia» e indicava in 120mila euro il costo complessivo dell’immobile. Nel materiale sarebbe comparsa anche la richiesta di una donazione di mille euro per ciascun posto destinato alla preghiera, descritta con la frase «il prezzo per preghiera è fissato a solo 1000 euro».
La cifra e le modalità della raccolta sono state riportate dalla testata, che afferma inoltre di essere entrata in possesso di una segnalazione inviata alla polizia locale e al Comune. Il documento riguarderebbe un presunto abuso edilizio e un possibile cambio di destinazione d’uso dei locali in via Granari, dove si trova la sede dell’associazione culturale Centro islamico Iqrah. Si tratta, allo stato delle informazioni pubblicate, di contestazioni da verificare: non è possibile considerarle accertamenti definitivi né concludere che siano state commesse irregolarità senza conoscere gli esiti delle verifiche degli enti competenti.
