Il Venezuela è al centro di un momento storico con l’avvio di un dialogo politico tra il governo ad interim guidato da Delcy Rodríguez e un settore dell’opposizione. L’incontro, previsto per il 1 agosto, si terrà in un clima di forte tensione e senza la partecipazione di María Corina Machado, premio Nobel per la Pace 2026.
Mentre a Caracas centinaia di manifestanti chiedono nuove elezioni, settori del chavismo protestano contro il dialogo, denunciando un’eccessiva influenza di Washington. La delegazione governativa sarà guidata da Jorge Rodríguez, presidente del Parlamento e fratello della presidente ad interim, mentre l’opposizione sarà rappresentata da Dinorah Figuera, presidente in esilio dell’Assemblea eletta nel 2015.
Le richieste del governo e le reazioni dell’opposizione
Il segretario generale del Partito socialista unito del Venezuela (Psuv), Diosdado Cabello, ha annunciato che il governo chiederà la revoca delle sanzioni contro il Paese nell’ambito del dialogo. “Andremo avanti con un’unica proposta: la pace per questo Paese. La revoca delle sanzioni deve ovviamente far parte di questo dialogo”, ha dichiarato Cabello durante una conferenza stampa.
Cabello ha sottolineato che “dialogo non significa capitolazione” e ha affermato che il chavismo procederà unito “come un unico blocco”, mentre l’opposizione, secondo lui, è stata “divisa” da questi colloqui. Gli stessi saranno guidati da Dinorah Figuera e Jorge Rodríguez, ma non vedranno la partecipazione dei leader dissidenti María Corina Machado ed Edmundo González Urrutia.
Le dichiarazioni di Delcy Rodríguez sulle elezioni
La presidente incaricata del Venezuela, Delcy Rodríguez, ha affermato che il Paese terrà nuove elezioni quando le circostanze saranno favorevoli. “Il Venezuela terrà le elezioni quando sarà pronto”, ha dichiarato in risposta a una domanda del magazine TIME. Rodríguez ha osservato che “dopo il 3 gennaio” – quando Caracas fu bombardata dalle truppe statunitensi e il presidente Nicolás Maduro rapito – è stata costretta a “cambiare” la politica di governo e a promuovere un processo di riconciliazione nazionale su vasta scala.
“Fu allora che capii che dovevamo cambiare il nostro approccio politico, che le nostre politiche erano state sbagliate, ed è per questo che il Programma di coesistenza democratica e pace è, per me, fondamentale. Perché deve condurci a una realtà politica diversa, in cui gli estremisti non credano che la violenza sia la via per il potere politico, e in cui noi, come governo, riconosciamo di avere degli oppositori politici e che queste divergenze si risolveranno alle urne”, ha affermato.
Sollecitata a fornire ulteriori dettagli, Rodríguez ha affermato che il momento di annunciare le elezioni “arriverà quando tutti gli attori politici del Paese raggiungeranno un’intesa” e potranno dire alla nazione di “essere pronti”. “Non dipende da una sola persona. In questo caso, non dipende da una sola donna. Spero che possiamo costruirlo insieme”, ha aggiunto.
La posizione sul monitoraggio internazionale
Riguardo alla possibilità di consentire a entità internazionali, come gli Stati Uniti e l’Unione Europea, di “monitorare le elezioni”, Rodríguez ha respinto sia l’idea di una supervisione sia la possibilità che fattori esterni si sostituiscano a decisioni che sono di esclusiva competenza dei venezuelani.
“Il processo elettorale venezuelano deve essere, prima di tutto, un processo nazionale. Il Venezuela ha una tradizione di presenza di osservatori internazionali nei suoi processi elettorali, ma tale osservazione internazionale deve essere rispettosa del Paese. Non deve coinvolgere gruppi che prendano decisioni per conto del Paese”, ha dichiarato.
