Donald Trump respinge l’ipotesi di rallentare lo sviluppo dell’AI e rilancia la sfida con la Cina, mentre dagli Stati Uniti aumentano gli appelli degli esperti per introdurre maggiori garanzie sulla sicurezza dei sistemi più avanzati.
AI, sicurezza contro corsa tecnologica: negli Usa si apre lo scontro
La posizione di Trump si scontra con quella espressa da Amodei, che sabato ha chiesto sul proprio blog un rallentamento coordinato a livello internazionale nello sviluppo dei modelli di IA più potenti.
“I progressi sembreranno comunque rapidi e dovremo fare un uso saggio del tempo che guadagneremo”, ha scritto. L’appello ha raccolto il sostegno di Elon Musk, attraverso xAI, e di Sam Altman di OpenAI, che ha indicato nella sicurezza una priorità e annunciato il rinvio al 2027 della possibile quotazione della società: “Ci concentreremo sulla sicurezza.
Non sarebbe il momento opportuno per quotarsi in Borsa: direi che non avverrà nel 2026”. A rafforzare le preoccupazioni sono arrivate anche le dimissioni di alcuni ricercatori provenienti da Anthropic e Google, che hanno paventato conseguenze estreme legate ai sistemi più evoluti.
La stessa Anthropic, in un recente rapporto, ha richiamato l’attenzione sul possibile impiego improprio dei propri modelli, citando anche tentativi attribuiti all’Iran nel contesto del conflitto con gli Stati Uniti, finora bloccati.
Nel dibattito è intervenuto anche Barack Obama, che ha invitato i candidati alle elezioni di midterm di novembre e alle presidenziali del 2028 a non sottovalutare le implicazioni dell’intelligenza artificiale.
Anche il Congresso resta diviso: molti repubblicani temono che eccessive restrizioni possano favorire Pechino. Lo speaker della Camera Mike Johnson ha sintetizzato così il dilemma: “Non possiamo imporre una moratoria, perché la Cina ci supererebbe, ed è proprio questa la sfida”. E ha aggiunto: “Si tratta di bilanciare la sicurezza nazionale con l’esigenza immediata di garantire che i modelli siano sicuri”. Johnson ha infine anticipato l’intenzione di incontrare Amodei, Musk e Altman: “Dobbiamo riunire tutti. Ne ho parlato anche con il presidente”.
Trump difende la corsa all’IA e ignora gli allarmi: “Sono paure infondate”
Donald Trump non sembra intenzionato a frenare la corsa degli Stati Uniti sull’intelligenza artificiale, nonostante gli allarmi arrivati negli ultimi giorni da alcuni dei principali protagonisti del settore. Dal golf club di Doonbeg, in Irlanda, il presidente americano ha ridimensionato i timori sui possibili rischi legati alla crescita incontrollata dei sistemi più avanzati. “Possiamo introdurre delle misure di salvaguardia, possiamo fare questo e quello, ma credo che ci siano molte forze negative a sollevare la questione, tirando in ballo cose che non accadranno”, ha affermato.
Una risposta che arriva dopo il nuovo avvertimento del numero uno di Anthropic, Dario Amodei, secondo il quale l’IA procede a un ritmo “esponenziale” e, senza un rallentamento, entro 6-12 mesi potrebbe essere in grado di coordinare numerosi agenti capaci, nello scenario più estremo, di assumere il controllo di vaste porzioni di Internet. Trump, però, guarda soprattutto alla competizione con Pechino: “Siamo in vantaggio rispetto alla Cina nell’IA. Siamo il Paese più avanzato al mondo. E francamente, voglio che resti così, perché chi vince la sfida dell’IA, vince tutto”. Il presidente ha inoltre rivendicato l’espressione: “L’ho coniata io ed è vera, chi vince prende tutto”. Per la Casa Bianca, dunque, fermarsi significherebbe rischiare di perdere terreno proprio mentre la supremazia tecnologica tra Stati Uniti e Cina diventa sempre più strategica.
