Il 13 aprile 2026 Paolo Barelli ha annunciato con una nota ufficiale le proprie dimissioni dalla carica di capogruppo di Forza Italia alla Camera. Nel comunicato il deputato ha spiegato di considerare conclusa la sua esperienza alla guida del gruppo e ha indicato che, durante l’assemblea convocata per la sera successiva, presenterà una proposta per il suo sostituto.
Pur lasciando l’incarico, Barelli ha sottolineato la volontà di proseguire con la stessa energia il proprio impegno politico e di mantenere il pieno sostegno all’azione del governo guidato da Giorgia Meloni.
L’annuncio coincide con settimane di tensioni e confronti interni che hanno portato a un riassetto dei ruoli nel partito. La nota di Barelli ha chiarito che la decisione non è stata frutto di imposizioni esterne: il capogruppo ha rivendicato di essere stato scelto in passato da Silvio Berlusconi e di avere guidato il gruppo fino a un aumento numerico, passando da 44 a 54 deputati.
Nello stesso testo Barelli ha detto che durante l’assemblea formulerà una proposta per la successione, ribadendo che intende rimanere attivo nella vita politica del partito e a sostegno dell’esecutivo.
Contesto interno e polemiche
La decisione di Barelli arriva in un clima segnato da ricuciture e tensioni: vertici recenti avevano cercato di ricomporre divergenze, ma le discussioni sul futuro ruolo dei dirigenti hanno continuato a occupare la scena. Barelli ha lanciato una frecciata sul modo di gestire il partito, affermando che i partiti si governano dall’interno, e mettendo in luce la differenza tra l’affetto dei familiari dei fondatori e la quotidiana gestione politica. Allo stesso tempo ha negato che le sue dimissioni siano il risultato di firme o pressioni interne, rivendicando i risultati ottenuti alla guida del gruppo.
Il ruolo dei vertici e dei familiari
Nel dibattito sono entrati i nomi dei vertici nazionali e dei familiari del fondatore: secondo quanto emerso, dopo un incontro tra Antonio Tajani e i figli di Silvio Berlusconi si sarebbe stabilita un’indicazione per l’avvicendamento alla Camera. Barelli ha dato una sua lettura del coinvolgimento della famiglia Berlusconi, ricordando che è naturale che chi ha un forte legame con il partito si interessi alle sue scelte, ma sottolineando come la gestione quotidiana richieda presenza e responsabilità interne. Queste osservazioni hanno alimentato il confronto pubblico e privato tra i protagonisti del partito.
La candidatura e il possibile successore
All’interno del partito il nome indicato per la successione è quello di Enrico Costa, figura già al centro delle discussioni nel recente vertice. Barelli ha rivendicato un rapporto personale con Costa, definendolo un amico e ricordando di aver contribuito alla sua presenza nel partito e alle nomine parlamentari, come la vicepresidenza in commissione. L’indicazione del successore è stata presentata come il frutto di un accordo tra le anime del partito, ma resta da formalizzare davanti all’assemblea dei deputati.
Qualità e competenze del successore
Nel motivare la scelta, oltre al legame personale, sono stati messi in evidenza gli aspetti professionali: Costa viene descritto come specializzato su temi specifici e conosciuto per il suo lavoro in commissione. Barelli ha inoltre sottolineato aspetti più informali, come la comune passione per lo sport e la partecipazione di Costa a realtà associative, ribadendo però che tali elementi non inficiano la sua idoneità politica. La discussione ora si sposterà sul voto dell’assemblea, chiamata a confermare la proposta o a indicare alternative.
Prospettive per Barelli e la politica interna
Oltre alle dimissioni formali, l’ex capogruppo ha affrontato anche le voci su un possibile ingresso nell’esecutivo: Barelli ha dichiarato di essersi recato a palazzo chigi per colloqui con funzionari su questioni legate alla sanità, ma ha smentito di aver chiesto incarichi ministeriali. Ha ribadito la continuità della sua attività in ambito sportivo, dove ricopre ruoli di rilievo, e ha usato metafore e ricordi personali per sottolineare che non intende essere esautorato da interessi che lo caratterizzano da tempo.
La partita aperta da questa rinuncia riguarda non solo la successione immediata alla Camera, ma anche l’equilibrio interno del partito e il rapporto con la leadership nazionale. Con l’assemblea convocata per discutere la proposta di Barelli, il gruppo dovrà decidere se confermare l’indicazione di Enrico Costa o optare per altre soluzioni; intanto lo stesso Barelli ha voluto lasciare chiaro il suo impegno a favore del progetto politico che sostiene il governo, mantenendo un ruolo attivo nel dibattito pubblico.