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Disinformazione Trumpiana: Analisi del Caso di Alex Pretti a Minneapolis

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Il caso di Alex Pretti, un’infermiera di terapia intensiva uccisa a Minneapolis, ha sollevato un acceso dibattito sulla disinformazione diffusa dall’amministrazione Trump e dai suoi sostenitori. Le dichiarazioni ufficiali, accompagnate da video e testimonianze, hanno creato un quadro confuso e controverso riguardo agli eventi che hanno portato alla sua morte.

Le affermazioni dell’amministrazione Trump

Il Dipartimento della Sicurezza Nazionale (DHS) ha rilasciato un comunicato in cui affermava che Pretti si fosse avvicinato agli agenti della Border Patrol con una pistola semiautomatica calibro 9 mm, asserendo che gli agenti avessero tentato di disarmarlo mentre lui opponeva resistenza. Questa versione dei fatti, però, è stata messa in discussione da diversi analisti e da video girati da testimoni.

La testimonianza video

In un video condiviso da organi di informazione come Drop Site, si vede Pretti mentre filma un gruppo di agenti di frontiera prima di intervenire per difendere una donna spinta a terra da un agente. La situazione degenera rapidamente, con Pretti che viene atterrato e colpito a morte durante una colluttazione. Analisi condotte da esperti, tra cui il gruppo di giornalismo investigativo Bellingcat, rivelano che la pistola di Pretti era già stata confiscata prima dell’intervento mortale.

Reazioni e disinformazione sui social media

Nonostante le prove video, alcuni funzionari dell’amministrazione Trump hanno continuato a sostenere che Pretti fosse un “assassino” e che avesse tentato di “massacrare gli agenti delle forze dell’ordine”. Influencer di destra, come l’account Libs of TikTok, hanno ripreso queste affermazioni, etichettando Pretti come un “lunatico”.

Le accuse infondate

Alcuni commentatori di destra hanno addirittura esagerato, affermando falsamente che Pretti fosse un “immigrato illegale” armato, mentre altri lo hanno descritto come un “soldato della rivoluzione comunista”. Tali affermazioni non solo erano infondate, ma hanno contribuito a creare un clima di paura e divisione, spingendo i genitori di Pretti a definire le accuse come “ripugnanti e disgustose”.

Contesto più ampio e impatto politico

Le affermazioni fatte riguardo Pretti non sono un caso isolato. Anche la recente uccisione di Renee Good, un’altra vittima di agenti federali a Minneapolis, ha visto accuse simili di terrorismo domestico, nonostante manchino prove concrete a sostegno di tali narrazioni. Questa strategia di disinformazione sembra mirare a delegittimare le proteste contro le politiche anti-immigrazione dell’amministrazione Trump.

Inoltre, il governo ha utilizzato immagini alterate di attivisti per infangare la loro reputazione, come nel caso di Nekima Levy Armstrong, la cui immagine è stata manipolata per apparire in uno stato di angoscia. Questo uso della manipolazione visiva rappresenta una nuova frontiera nella disinformazione politica, dove le immagini possono essere modificate per influenzare l’opinione pubblica.

Risposte dalla comunità politica

Alcuni membri del Congresso, come il rappresentante repubblicano Thomas Massie, hanno contestato l’idea che portare un’arma possa giustificare una sparatoria, sottolineando che è un diritto costituzionale. Inoltre, la National Rifle Association ha respinto le affermazioni secondo cui avvicinarsi a un ufficiale armato possa essere un motivo valido per l’uso della forza letale.

Le forze dell’ordine locali hanno anche contestato le affermazioni della vice presidente JD Vance riguardo al presunto rifiuto di cooperare con le indagini federali. Secondo il Bureau of Criminal Apprehension del Minnesota, sono stati gli agenti federali a ostacolare l’accesso alla scena del crimine.