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Divieto ai social per under 15: cosa prevede la bozza del governo

Divieto ai social per under 15: cosa prevede la bozza del governo

Scopri in breve come il testo propone limiti d'età, obblighi per produttori e strumenti di verifica digitale

Il governo ha messo sul tavolo una bozza di legge che punta a limitare l’accesso alle piattaforme social ai minori, prevedendo strumenti tecnici e obblighi per la filiera tecnologica. La proposta nasce dall’esigenza di intervenire in modo più efficace rispetto ai divieti finora facilmente aggirabili e contiene indicazioni precise su limiti d’età, controllo parentale e responsabilità di produttori e operatori di rete. L’iniziativa è stata discussa in un vertice a Palazzo Chigi coordinato dal sottosegretario Alfredo Mantovano con i ministri competenti.

Dietro l’accelerazione del provvedimento ci sono preoccupazioni crescenti per il benessere dei ragazzi e alcuni casi di cronaca che hanno riacceso il dibattito pubblico. Il testo, ancora in bozza, vuole bilanciare la necessità di tutela con la protezione della privacy e il ruolo educativo della famiglia, evitando soluzioni giudicate troppo invasive come i controlli biometrici adottati in altri Paesi.

Cosa prevede il disegno di legge

La norma ipotizza che l’iscrizione autonoma alle piattaforme sia consentita a partire dal compimento del quindicesimo anno di età, con la possibilità di considerare una soglia a quattordici anni per allinearsi al consenso digitale. Al centro della proposta c’è l’introduzione di sistemi di controllo parentale obbligatori sui dispositivi in uso ai minori. Questi sistemi dovrebbero essere attivati al momento della prima configurazione del dispositivo o tramite pacchetti dedicati offerti dagli operatori, e garantire funzioni minime come la limitazione delle chiamate, il filtro dei siti e l’uso selettivo dei servizi di messaggistica.

Funzioni minime e limiti d’uso

Nel dettaglio il testo segnala che i controlli devono consentire almeno la limitazione dell’utilizzo del dispositivo alle chiamate, compresi i numeri di emergenza, l’uso di messaggistica solo verso contatti autorizzati, il blocco di siti con contenuti dannosi e la memorizzazione delle pagine visitate. L’intento dichiarato è evitare che gli attuali divieti rimangano “accademici” e siano facilmente elusi con autodichiarazioni false sull’età degli utenti.

Obblighi per produttori, distributori e operatori

La bozza impone responsabilità operative a chi produce e vende dispositivi e a chi fornisce connettività e servizi. I produttori dovranno includere profili dedicati ai minori e garantire meccanismi che permettano l’attivazione del controllo parentale già in fase di configurazione. I gestori di rete e gli operatori dovranno predisporre pacchetti junior e sistemi di filtro a livello di servizio, mentre alle famiglie spetterà la responsabilità ultima di gestire i permessi, anche con la facoltà esclusiva di disattivare i controlli sui dispositivi dei figli.

Sanzioni e responsabilità

Per i genitori che non rispettano gli obblighi previsti il testo ipotizza sanzioni amministrative, mentre le autorità di settore come Agcom e le authority per la privacy e i diritti dei minori saranno coinvolte nella valutazione delle misure. L’obiettivo è creare un equilibrio tra strumenti normativi e il ruolo educativo della famiglia, senza scaricare interamente sullo Stato la gestione quotidiana dell’uso digitale.

Verifica dell’età e strumenti digitali

Parallelamente alla stretta sui social, si stanno esplorando strumenti per la verifica dell’età basati su identità digitale. Un emendamento governativo prevede che chi ha compiuto 14 anni possa accedere in autonomia a servizi che permettono l’esibizione di documenti digitali, aprendo la strada a possibili integrazioni con sistemi come l’It-Wallet e l’app Io. L’idea è fornire al gestore della piattaforma solo una conferma binaria sulla maggiore età, evitando trasferimenti di dati sensibili e preservando la privacy dell’utente.

Reazioni politiche e criticità tecniche

La proposta ha suscitato reazioni contrastanti. Il ministro dell’Istruzione ha sottolineato la necessità di misure tecnicamente efficaci per tutelare i giovani, mentre esponenti dell’opposizione hanno ricordato proposte bipartisan già esistenti e critiche su metodo e tempistica. Sul piano tecnico restano nodi da sciogliere: come impedire l’aggiramento dei vincoli, quali standard adottare e come garantire che le soluzioni non ledano la privacy.

Statistiche citate nel dibattito evidenziano la dimensione del fenomeno: secondo alcune rilevazioni, il 13,5% degli adolescenti manifesta un uso problematico delle piattaforme digitali e oltre il 90% dei minori possiede uno smartphone personale, circostanze che rendono urgente trovare risposte condivise e praticabili.

Verso i prossimi passi

La bozza sarà esaminata dalle authority competenti e potrebbe essere sottoposta al vaglio del Consiglio dei ministri per ottenere il via libera definitivo. Il percorso prevede ulteriori confronti tecnici e politici per definire limiti d’età, modalità di verifica e meccanismi di controllo non invasivi. L’obiettivo dichiarato resta proteggere i più giovani dai rischi del web, preservando al contempo la libertà digitale e la centralità della responsabilità familiare.