Il Dl Sicurezza torna al centro del dibattito politico dopo il voto di fiducia alla Camera, approvato con 203 sì, 117 no e 3 astenuti. Il provvedimento, accompagnato da forti tensioni tra maggioranza e opposizioni, introduce nuove misure su ordine pubblico, rimpatri e sicurezza urbana, mentre resta aperto il confronto sulle modifiche richieste dal Quirinale e sulle coperture economiche legate agli incentivi previsti per le procedure di rimpatrio.
Dl sicurezza: scontro politico, critiche e contenuti del decreto
Il percorso parlamentare è stato accompagnato da tensioni e forti contrapposizioni, con le opposizioni impegnate anche in ostruzionismo e nella presentazione di numerosi ordini del giorno. La segretaria del Pd Elly Schlein ha attaccato duramente l’impianto del provvedimento dichiarando: “Il decreto Sicurezza è un ulteriore decreto di propaganda sulla sicurezza che, come gli altri, non migliora la vita dei cittadini“.
Ha inoltre aggiunto: “A questo hanno aggiunto un clamoroso pasticcio istituzionale: stanno per approvare una norma che dovranno correggere un minuto dopo con un’altra norma e il tutto grazie all’intervento del Quirinale altrimenti sarebbero andati dritti“.
Ancora più netta la posizione del leader del Movimento 5 Stelle Giuseppe Conte, che ha criticato la scelta del governo sul fronte dei rimpatri e degli incentivi agli avvocati: “Meloni ha detto che quella sugli incentivi per i rimpatri è una norma di buon senso“, mentre configura “due reati: patrocinio infedele e corruzione.
State costringendo gli avvocati a commettere due reati. Questo è il tentativo disperato di rimediare ai vostri fallimenti“. Nel frattempo, l’Aula si prepara all’esame dei 145 ordini del giorno prima del voto finale, mentre il provvedimento include anche misure più restrittive su sicurezza urbana, minori e ordine pubblico, tra cui il divieto di vendita di armi ai minori, l’inasprimento delle pene per il porto di coltelli e nuove regole per le manifestazioni.
Dl sicurezza, via libera della Camera alla fiducia con 203 sì: cosa succede ora
La Camera ha approvato la fiducia sul decreto Sicurezza con 203 voti favorevoli, 117 contrari e 3 astensioni, confermando l’impianto originario della norma dopo giorni di forte confronto politico. Il provvedimento, già passato al Senato, è ora in dirittura d’arrivo e deve rispettare la scadenza del 25 aprile per la conversione definitiva in legge. Parallelamente, dopo i rilievi arrivati dal Quirinale, il governo ha predisposto un intervento correttivo che verrà varato dal Consiglio dei ministri riunito a Montecitorio nella mattinata di venerdì 24 aprile. Questo nuovo decreto andrà a modificare in particolare la parte relativa ai rimpatri volontari, con l’obiettivo di recepire le osservazioni tecniche senza stravolgere l’impianto complessivo.
Uno dei nodi principali riguarda l’incentivo da 615 euro destinato ai soggetti coinvolti nelle procedure di rimpatrio, con l’ampliamento della platea dei beneficiari anche ad altri mediatori e associazioni. Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha ribadito la linea dell’esecutivo affermando: “Il decreto correttivo prevede semplicemente un correttivo sulle osservazioni che ci sono pervenute dal Quirinale e, come abbiamo sempre fatto, teniamo in massima considerazione l’osservazione del Quirinale. La norma mantiene la sua utilità e la nobilità che volevamo conferirle, cioè di rilanciare un tema – quello dei rimpatri volontari assistiti – e lo faremo secondo le osservazioni che ci sono pervenute“. Il meccanismo, inoltre, prevede l’erogazione del contributo anche nel caso in cui la procedura non si concluda con il rientro effettivo nel Paese d’origine.