In un quadro regionale segnato dalla guerra e da equilibri sempre più fragili, Donald Trump cerca di accelerare il negoziato con l’Iran imponendo nuove condizioni. Parallelamente, Israele espande le sue operazioni in territorio libanese, mantenendo alta la tensione nell’area.
Negoziati tra Stati Uniti e Iran: Trump irrigidisce le condizioni
Il dialogo tra Washington e Teheran resta in una fase di incertezza, mentre l’amministrazione statunitense ha trasmesso una nuova versione della bozza d’intesa con richieste più stringenti rispetto a quelle inizialmente discusse.
Secondo indiscrezioni emerse da fonti vicine ai colloqui, Donald Trump avrebbe chiesto una revisione sostanziale del memorandum negoziato dai suoi emissari, concentrandosi soprattutto sulla gestione delle scorte di uranio arricchito e sulle modalità con cui gli Stati Uniti potrebbero acquisire il materiale fissile iraniano.
Tra i punti da chiarire figurano anche le tempistiche delle operazioni e alcuni passaggi relativi alla futura riapertura dello Stretto di Hormuz.
La proposta prevede inoltre un periodo di 60 giorni per definire gli impegni nucleari dell’Iran e l’eventuale alleggerimento delle sanzioni americane. Nonostante il rallentamento delle trattative, il presidente statunitense continua a mostrarsi fiducioso sul possibile esito del negoziato, pur ribadendo la propria linea rossa: “l’unica garanzia che devo avere è che non ci saranno armi nucleari e loro hanno acconsentito“.
Trump ha inoltre precisato di non avere fretta di chiudere l’intesa, sostenendo che gli Stati Uniti stanno ottenendo “lentamente ma sicuramente” i risultati desiderati.
Dall’altra parte, il presidente del Parlamento iraniano Mohammad Bagher Ghalibaf ha assunto una posizione di forte cautela, sottolineando che Teheran non basa le proprie decisioni sulle promesse americane. “Non approveremo alcun accordo finché non saremo certi di aver garantito i diritti del popolo iraniano“, ha dichiarato, ribadendo la mancanza di fiducia nelle garanzie offerte da Washington.
Libano, Israele amplia l’offensiva e conquista il castello di Beaufort
Parallelamente alla crisi diplomatica con l’Iran, il conflitto sul fronte libanese continua ad aggravarsi. Le forze israeliane hanno esteso la propria avanzata oltre il fiume Litani, assumendo il controllo del castello di Beaufort, una posizione strategica situata nei pressi di Nabatiyeh e considerata uno dei simboli militari più rilevanti del Libano meridionale. Si tratta della più profonda incursione israeliana nel territorio libanese degli ultimi ventisei anni. La storica fortezza, costruita in epoca crociata e utilizzata nel corso dei secoli da numerose potenze regionali, rappresenta un punto di osservazione dominante sull’area circostante. Il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha definito l’operazione “una svolta radicale nella politica che stiamo portando avanti“ contro Hezbollah, annunciando di aver ordinato all’esercito di consolidare ed estendere il controllo sulle zone precedentemente sotto l’influenza del movimento sciita.
L’avanzata è avvenuta nonostante il cessate il fuoco formalmente in vigore e mentre la diplomazia internazionale tenta di rilanciare il dialogo. La Francia ha chiesto una riunione urgente del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, giudicando le operazioni israeliane in Libano “inaccettabili“, mentre gli Stati Uniti continuano a lavorare per favorire una nuova intesa tra Beirut e Tel Aviv. Sullo sfondo restano le tensioni regionali, alimentate anche dagli scontri indiretti tra Stati Uniti e Iran: il Kuwait ha denunciato attacchi missilistici e con droni contro le proprie difese aeree, mentre Washington ha confermato di aver effettuato nel fine settimana operazioni di autodifesa contro radar e centri di comando iraniani nelle aree di Goruk e dell’isola di Qeshm.