La sommità del racconto è semplice ma drammatica: il 31 maggio 2026, intorno alle 17, è scattato l’allarme per uno speleologo rimasto incastrato nella Grotta dei Cinghiali Volanti, a Garessio (Cuneo). Il giovane, descritto come un ventenne originario della Liguria, si trova a circa 120 metri di profondità, immobilizzato da un masso che gli blocca un arto inferiore.
Sul posto si è subito attivata una vasta macchina di soccorso coordinata dal Soccorso alpino e speleologico, con la partecipazione di delegazioni piemontesi, liguri e lombarde e il supporto dei vigili del fuoco.
Il quadro dell’intervento
La dinamica, secondo le prime ricostruzioni, vede un cedimento o il distacco di una roccia all’interno della cavità, che ha intrappolato lo speleologo mentre era con altri compagni.
Già in serata le squadre di primo intervento sono riuscite a raggiungere l’infortunato; oggi le operazioni proseguono con professionalità e cautela. Al momento sono impegnati circa 42 tecnici, comprensivi di 8 sanitari e 8 disostruttori, figure specializzate nella rimozione degli ostacoli e nell’ampliamento di passaggi stretti.
Condizioni del ferito e comunicazione
Il giovane è segnalato come cosciente e collaborante e viene assistito in loco dal personale sanitario del Soccorso alpino, formato per intervenire in ambienti sotterranei complessi.
La ferita principale riguarda un piede, che gli impedisce di spostarsi autonomamente; per questo motivo la strategia di recupero prevede sia la riduzione delle dimensioni del masso che lo trattiene sia la possibilità di trasportarlo su barella, qualora le dimensioni dei cunicoli lo consentano. È stata inoltre predisposta una linea telefonica nella grotta per mantenere i contatti con l’esterno.
Tecniche e difficoltà operative
Le operazioni si scontrano con le caratteristiche tipiche delle cavità carsiche: spazi angusti, dislivelli rilevanti e passaggi che non sempre permettono il transito di attrezzature volumetriche. I disostruttori lavorano per studiare il modo più sicuro per ridurre la roccia bloccante senza provocare ulteriori cedimenti; si utilizzeranno strumenti per frammentare o ridurre la pietra, sempre mantenendo la massima attenzione alla stabilità della cavità. Parallelamente gli operatori stanno valutando quali tratti della grotta sia necessario ampliare per consentire una eventuale evacuazione su barella.
Cooperazione tra squadre
All’intervento partecipano anche i vigili del fuoco volontari della zona e il nucleo Saf di Cuneo, specializzato in operazioni speleo-alpine-fluviali. Questa collaborazione multidisciplinare è essenziale: il Soccorso alpino garantisce le competenze speleologiche e mediche, i disostruttori le abilità tecniche per modificare percorsi e ostacoli, mentre i vigili del fuoco forniscono mezzi speciali e supporto logistico. L’azione coordinata riduce i rischi ma non elimina la complessità dell’intervento, che potrebbe protrarsi per l’intera notte.
Contesto della grotta e precedenti
La Grotta dei Cinghiali Volanti si trova nell’area carsica di Rocca d’Orse-Val d’Inferno, una zona nota e frequentata dagli speleologi per le sue profonde cavità e sale caratteristiche. La massima profondità esplorata arriva intorno ai 126 metri e la grotta ospita ambienti denominati con nomi suggestivi, che attraggono gruppi organizzati per esplorazione e documentazione. Nel 2015 l’area fu teatro di un altro intervento di ricerca: uno speleologo si era perso uscendo dalla grotta e fu ritrovato in buone condizioni dopo una notte di ricerche.
Rischi e precauzioni per gli speleologi
L’incidente ricorda come l’attività speleologica richieda formazione, attrezzature adeguate e maggiore attenzione ai segnali di instabilità delle pareti. Il cedimento di massi o microfrane interne può avvenire anche in cavità note e frequentate: per questo le squadre enfatizzano l’importanza di muoversi in gruppo, segnalare tempestivamente qualsiasi problema e mantenere canali di comunicazione attivi. I soccorritori stessi raccomandano una pianificazione accurata prima di ogni discesa.
Le operazioni di recupero continueranno fino a quando non sarà possibile mettere in sicurezza lo speleologo e trasportarlo in superficie in condizioni controllate. Data la profondità e le condizioni della grotta, i tempi sono difficili da prevedere, ma l’impegno delle delegazioni del Soccorso alpino, dei disostruttori e dei vigili del fuoco mira a concludere l’intervento salvaguardando la salute del giovane e la sicurezza di tutte le squadre coinvolte.