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Donazione e tragedia: il cuore di Moritz non salva Domenico

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Una donazione nata dal dolore a Curon si è trasformata in un altro lutto: il cuore donato non ha retto il trasporto e l'impianto, ora la magistratura indaga

La speranza che era nata da un gesto di grande generosità si è trasformata in dolore per due famiglie e per le comunità coinvolte. Dopo l’incidente nella piscina comunale di Curon, il piccolo Moritz non ce l’ha fatta: i genitori, nella disperazione, avevano autorizzato l’espianto degli organi per dare a un altro bambino una possibilità di vita.

Il cuore prelevato è arrivato a Napoli per essere trapiantato sul piccolo Domenico, ma l’intervento non ha avuto esito positivo e anche lui è deceduto. Sulla vicenda sono aperte indagini giudiziarie che cercano di ricostruire ogni passaggio.

Cosa stanno verificando gli investigatori
L’inchiesta tiene insieme tre momenti concatenati: l’incidente in Val Venosta, il prelievo e il trasporto dell’organo, e poi l’impianto a Napoli. Le verifiche riguardano responsabilità legate al prelievo chirurgico, alle modalità di conservazione e al trasferimento, oltre alle procedure adottate in sala operatoria. In sostanza si cerca di capire se, lungo questa catena, ci siano state omissioni o errori che possano aver compromesso la vitalità dell’organo.

La dinamica dell’incidente e la scelta della donazione
Secondo la ricostruzione disponibile, il 15 dicembre Moritz sarebbe caduto nella piscina di Curon e trovato immobile sul fondo. I presenti e il bagnino lo hanno tirato fuori e praticato i soccorsi; il bambino è stato poi ricoverato in terapia intensiva. Dopo una settimana, il 22 dicembre, è morto. I genitori hanno deciso di autorizzare l’espianto — una decisione forte e dolorosa, presa nella speranza di trasformare la tragedia in un atto di solidarietà verso altri piccoli pazienti.

Il gesto dei familiari e l’importanza della procedura
La donazione ha richiesto un coordinamento rapido tra diverse équipe: intensivisti, chirurghi, centri regionali e servizi di trapianto. Perché un organo resti idoneo al trapianto servono tempi stringenti e condizioni di conservazione rigorose. La vicenda mette in luce quanto siano cruciali protocolli chiari, competenze consolidate e comunicazioni tempestive tra le strutture coinvolte.

Dove, secondo le prime ipotesi, qualcosa è andato storto
Il cuore prelevato a Bolzano è stato destinato all’Ospedale Monaldi di Napoli, dove Domenico era in lista per una cardiomiopatia dilatativa. Le prime segnalazioni parlano di problemi durante il trasferimento: ritardi nell’imballaggio, passaggi tra mezzi non perfettamente sincronizzati e procedure di refrigerazione non rispettate. Tutti elementi che possono allungare i tempi di ischemia — cioè il periodo in cui il tessuto rimane senza ossigeno — e compromettere la funzionalità dell’organo.

Aspetti tecnici sotto esame
Le verifiche degli esperti si concentrano su alcuni punti tecnici fondamentali: i tempi di ischemia fredda, la temperatura effettiva di conservazione e le modalità di trasporto. Ci sono anche segnalazioni relative a un uso anomalo di sostanze per il raffreddamento che, secondo alcuni sanitari, avrebbero danneggiato ulteriormente i tessuti. Nonostante ciò, l’équipe che ha ricevuto l’organo ha comunque tentato l’impianto nella speranza di salvare Domenico; purtroppo il quadro clinico è peggiorato e il bambino è deceduto.

Conseguenze giudiziarie e riflessioni organizzative
A seguito della morte del piccolo, la magistratura indaga per stabilire eventuali responsabilità: errori operativi, lacune organizzative o negligenze che abbiano influito sull’esito. La vicenda solleva domande concrete sulla filiera dei trapianti: standard più rigidi per la conservazione, formazione mirata per il personale che svolge il trasporto, procedure logistiche più stabili e maggiore trasparenza nelle comunicazioni con le famiglie.

Implicazioni per il sistema sanitario e per le famiglie
Oltre all’accertamento delle responsabilità, emergono richieste di interventi pratici: protocolli nazionali aggiornati, controlli più stringenti e piani di quality assurance che limitino i margini di errore. Non va dimenticato l’aspetto umano: le famiglie — sia dei donatori sia dei riceventi — hanno diritto a un’assistenza psicologica adeguata e a spiegazioni chiare e tempestive. Solo così si può mantenere la fiducia necessaria perché gesti di donazione continuino a essere possibili.

Prospettive
Le indagini proseguiranno e saranno decisive per chiarire cause e responsabilità. Le istituzioni sanitarie e giudiziarie dovranno tradurre le risultanze in misure concrete: correggere eventuali falle operative, rafforzare la governance e introdurre strumenti che riducano il rischio di simili tragedie in futuro. Nel frattempo rimane il dolore di due famiglie e l’urgenza di imparare dalla vicenda per evitare che un gesto di speranza sfoci ancora in perdita.