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Esportazioni di petrolio russo: perché marzo ha segnato una ripresa

Esportazioni di petrolio russo: perché marzo ha segnato una ripresa

A marzo i guadagni russi dalle esportazioni di idrocarburi sono aumentati grazie a una deroga USA e ai prezzi elevati: tra shadow tanker, attacchi ai porti e dipendenza dall'Asia, emergono rischi significativi per la tenuta dell'export

Nel mese di marzo la Russia ha registrato un balzo significativo nei ricavi legati alle sue vendite di petrolio e prodotti petroliferi: secondo l’IEA le entrate sono salite a circa 19 miliardi di dollari, quasi il doppio rispetto al minimo registrato a febbraio. Questo recupero è avvenuto in contemporanea con una deroga temporanea rilasciata dal Dipartimento del Tesoro degli USA per le spedizioni caricate tra il 12 marzo e l’11 aprile, misura che ha facilitato alcune transazioni in un mercato già teso.

Volumi e valore: due dinamiche divergenti

La ripresa dei ricavi non è stata interamente proporzionale all’aumento dei volumi. I dati mostrano che le esportazioni totali di petrolio in marzo hanno raggiunto circa 7,1 milioni di barili al giorno, con una produzione attorno a 8,96 milioni di barili al giorno. Analisi dettagliate del Centre for Research on Energy and Clean Air indicano invece un incremento dei ricavi giornalieri medii a livello europeo pari a 713 milioni di euro al giorno, +52% mese su mese, mentre i volumi sono aumentati di circa il 16%.

Ciò implica che il fattore chiave è stato l’aumento dei prezzi per barile e non soltanto un’espansione fisica delle esportazioni.

Composizione dei ricavi

Il miglioramento è stato particolarmente marcato per il traffico marittimo di greggio: i guadagni da seaborne crude sono saliti del 115% mese su mese, trainati dai prezzi, mentre le esportazioni via oleodotto hanno mostrato un aumento più contenuto. Anche LNG, gas da pipeline e carbone hanno contribuito con incrementi meno accentuati. Le stime fiscali basate su un prezzo ipotetico di 77 dollari al barile suggeriscono un forte incremento delle entrate da imposte minerarie, con proiezioni valorizzate in miliardi di euro per marzo.

Chi acquista: concentrazione verso Asia e variazioni per Paese

La domanda di Mosca resta fortemente concentrata su pochi clienti: la Cina ha rappresentato la quota più ampia degli acquisti, coprendo circa il 43% dei ricavi dalle principali importazioni e assorbendo soprattutto greggio. L’India è salita al secondo posto, con importazioni totali che sono raddoppiate mese su mese, trainate soprattutto dalle raffinerie statali che hanno aumentato gli approvvigionamenti di oltre il 148% rispetto a febbraio. Altri acquirenti importanti includono la Turkiye per i prodotti raffinati e l’UE per il gas naturale liquefatto e il gas da pipeline.

Implicazioni per i mercati

Questa concentrazione geografica evidenzia una dipendenza strutturale: la Russia sta riallocando grandi volumi verso l’Asia, mentre i porti europei e i terminali marittimi restano punti critici per la logistica complessiva. Nonostante il divieto dell’UE sulle importazioni di prodotti raffinati derivati da greggio russo entrato in vigore il 21 gennaio 2026, sono state segnalate scariche di carreggiamenti ad alto rischio in porti europei, a indicare la complessità della catena di approvvigionamento e il persistere di flussi opachi.

Rotte, navi shadow e infrastrutture sotto attacco

Una porzione rilevante delle esportazioni via mare è transitata su cosiddette navi shadow: il CREA rileva che circa il 48% del petrolio via mare di marzo è stato trasportato da imbarcazioni con pratiche opache o sotto bandiere alterate. Alla fine del mese erano segnalate 48 navi shadow e si è osservato un aumento delle navi battenti bandiera russa da 217 a 297 unità dall’inizio del 2026. Questi elementi complicano la tracciabilità delle spedizioni e sollevano rischi legati a controlli e sanzioni.

Danni ai porti baltici

Nel corso di marzo gli attacchi con droni ucraini hanno colpito terminali chiave come Ust Luga e Primorsk, causando danni a banchine e impianti di carico. Tra il 23 e la fine del mese le operazioni in quei porti sono scese drasticamente: alcune giornate hanno visto zero carichi caricati, un evento senza precedenti dall’inizio dell’invasione. Nel breve periodo ciò ha ridotto i volumi caricati nei principali terminali e aumentato la vulnerabilità dell’intero sistema di esportazione russo.

Scenari e vulnerabilità future

L’IEA avverte che nonostante l’ondata di entrate, la produzione potrebbe stabilizzarsi o declinare se gli attacchi alle infrastrutture proseguiranno. Un ulteriore fattore di rischio è la possibile chiusura prolungata dello Stretto di Hormuz, evento che l’Agenzia definisce capace di provocare una «demand destruction» di ampia scala, con consumi che calerebbero per effetto dei prezzi elevati. In più, resta incerta l’estensione della deroga USA: fonti indicano che il presidente Donald Trump e il segretario al Tesoro Scott Bessent avrebbero giudicato utile prolungarla, ma una decisione definitiva non è stata confermata.

In sintesi, marzo ha mostrato come prezzi elevati e misure temporanee possano sostenere i ricavi russi nonostante turbolenze logistiche e attacchi mirati. Tuttavia, la dipendenza da pochi mercati e la presenza di rotte opache mantengono elevata la probabilità di shock futuri che potrebbero frenare la crescita delle entrate.