Nottingham, kebab con feci umane: 140 intossicati
Nottingham, kebab con feci umane: 140 intossicati
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Nottingham, kebab con feci umane: 140 intossicati

Kebab

Condannati i proprietari di un ristorante che vende kebab. Nel 2014 finirono all'ospedale 140 clienti, il cibo era contaminato da feci umane.

Vendevano cibo contaminato da feci umane, che ha fatto ammalare 140 persone. Mohammad Abdul Basit e Amjad Bhatti, proprietari del Khyber Pass di Nottingham, sono stati quindi condannati a risarcire tutti i clienti che si sono sentiti male dopo aver mangiato un loro kebab.

Kebab contaminati da raro E. coli

L’epidemia era scoppiata nel giugno 2014 ma non è stato difficile per le autorità sanitarie risalire ben presto al responsabile della contaminazione alimentare. Le analisi hanno scoperto infatti che nel ristorante di Hyson Green veniva venduto del cibo contaminato da una rara varietà di Escherichia coli. Un’indagine condotta dal Comune di Nottingham ha portato alla scoperta che l’organismo responsabile dell’intossicazione alimentare era infatti l’Enteroinvasive Escherichia coli (EIEC), di solito presente nell‘intestino umano.

Ecco perché gli ispettori sono arrivati alla conclusione che le persone che si sono sentite male, alcune delle quali hanno sviluppato sintomi gravi, avevano mangiato delle pietanze infettate da feci umane.

Un fatto veramente grave e anche raro, se si pensa che quanto accaduto a Nottingham è solo il secondo focolaio di questo tipo in Europa. In particolare, ad essere contaminata sarebbe stata la lattuga.

“È una fortuna che non ci siano stati incidenti mortali, poiché si tratta di un ceppo di Escherichia coli che si trova raramente nel mondo sviluppato. È chiaro che le pratiche di lavaggio delle mani di alcuni lavoratori erano del tutto inadeguate e questo ha portato alla contaminazione del cibo” ha spiegato Paul Dales, a capo della squadra che ha condotto le indagini sanitarie. Nell’agosto scorso i due proprietari del negozio di kebab si sono dichiarati colpevoli. Sono stati quindi condannati a quattro mesi di carcere (pena sospesa) e a pagare alle vittime un risarcimento di 200 sterline ognuna, per un totale di 28mila euro.

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