La vicenda giudiziaria e personale che coinvolge Nessy Guerra e il suo ex marito, Tamer Hamoudaha registrato un nuovo sviluppo con l’arresto dell’uomo in Egitto. La donna, originaria di Sanremovive da anni con la figlia di 3 anni in Egitto e si è trovata ad affrontare una lunga serie di procedimenti e tensioni che hanno riguardato sia le autorità locali sia quelle italiane.
Secondo gli elementi emersi, l’arresto sarebbe stato disposto in relazione a minacce rivolte a un funzionario della rete diplomatica italiana a Hurgada. Nel frattempo, la madre continua la sua battaglia legale in Italia e in Egitto, sperando di ottenere il rimpatrio per motivi di sicurezza e la tutela della figlia.
Arresto in Egitto e accuse legate a minacce al viceconsole onorario
L’episodio che ha portato all’arresto di Tamer Hamouda riguarda, stando ai fatti, minacce dirette al viceconsole onorario d’Italia a Hurgada. La segnalazione alle autorità egiziane è partita dopo un episodio ritenuto grave: l’uomo si sarebbe presentato presso il funzionario proferendo minacce che hanno determinato l’intervento della polizia locale. È stato riferito che Hamouda è stato trattenuto in procura in attesa dell’interrogatorio, con l’ipotesi che resterà in carcere fino al processo.
Precedenti penali e denunce incrociate
Il profilo giudiziario di Hamouda è complesso: in Italia risultano condanne definitive per reati come atti persecutori e altri reati contestati, mentre in Egitto sono stati registrati procedimenti per diffamazione e molestie. Parallelamente, Hamouda aveva denunciato la ex moglie per adulterio davanti alle autorità egiziane, denuncia che ha portato alla condanna in primo grado della donna e alla conferma in appello.
Condanna per adulterio e il ricorso in Cassazione
Il percorso giudiziario di Nessy Guerra in Egitto ha visto una condanna per adulterio: un tribunale egiziano ha inflitto sei mesi di detenzione, sentenza poi confermata dalla Corte d’Appello egiziana ad aprile 2026. La donna ha sempre negato di aver commesso il reato, sostenendo di essere vittima di una strategia messa in atto dall’ex marito. Il provvedimento di condanna in appello ha acuito le preoccupazioni circa la custodia della bambina e le possibilità di lasciare il Paese.
Per questo motivo la difesa di Guerra ha annunciato il ricorso in Cassazione: giovedì presenteremo ricorso in Cassazioneha dichiarato la donna, con l’obiettivo di ribaltare la decisione d’appello e ottenere il riconoscimento delle circostanze di violenza e delle condizioni di pericolo rese note dai legali.
Il nodo dell’affidamento e il divieto di espatrio sulla bambina
Al centro della vicenda resta la tutela della minore, una bambina di 3 anni per la quale è stato disposto, in passato, un divieto di espatrio che impedisce di lasciare l’Egitto senza il consenso del padre. Per non essere separata dalla figlia, la madre ha scelto di rimanere nel Paese, cambiando frequentemente domicilio e vivendo in condizioni di protezione. In un momento la corte aveva disposto in primo grado l’affidamento alla nonna paterna, ma la minore è rimasta con la madre in attesa degli esiti processuali.
La conferma della condanna e il permanere del blocco all’espatrio hanno aumentato il senso di urgenza della donna e dei suoi legali: la speranza è che l’arresto dell’ex marito possa favorire la rimozione del divieto e permettere il ritorno in Italia per ragioni di sicurezza.
Dichiarazioni di Nessy Guerra e il ruolo delle autorità italiane
La diretta interessata ha più volte espresso il proprio stato d’animo e le richieste alle autorità: «Spero che questo evento riesca a farci tornare in Italia in sicurezza il prima possibile», ha detto, aggiungendo anche: «Spero che il nostro Governo riesca a farci rimpatriare. Mia figlia sta bene, cerchiamo di mantenere un clima calmo in casa anche se non è facile». La donna ha inoltre commentato l’arresto dell’ex marito con la speranza che possa contribuire a far decadere il blocco all’espatrio e a favorire una soluzione diplomatica della vicenda.
Le istituzioni italiane hanno seguito il caso con attenzione, offrendo supporto consolare e protezione attraverso la rete diplomatica. La complessità degli elementi giudiziari in due ordinamenti differenti — italiano ed egiziano — rende però la strada verso il rimpatrio e una definizione definitiva della custodia non semplice.
La vicenda resta aperta: il 9 Giugno 2026 l’arresto di Hamouda ha segnato un momento importante, mentre il fascicolo di Guerra prosegue verso la Cassazione. Tra ricorsi e procedimenti in corso, la priorità per la donna rimane la sicurezza e la possibilità di tornare in Italia insieme alla figlia.
