Un nuovo femminicidio ha scosso Bergamo: una donna di 42 anni è stata uccisa a coltellate dal marito nella loro abitazione di via Pescaria nella tarda mattinata del 18 marzo. La vittima, nota per lavorare in un bar vicino allo stadio, non ha avuto scampo, mentre l’uomo ha tentato invano di togliersi la vita ed è ora piantonato in ospedale.
Femminicidio a Bergamo, 42enne uccisa a coltellate in casa
Nella tarda mattinata del 18 marzo, una donna di 42 anni è stata uccisa a coltellate dal marito nella loro abitazione alla periferia di Bergamo, in via Pescaria. Subito dopo l’aggressione, l’uomo ha tentato senza successo di togliersi la vita ed è stato trasportato all’ospedale Papa Giovanni XXIII, dove è piantonato dalla polizia. Secondo le prime indiscrezioni de L’Eco di Bergamo, non risulterebbero denunce pregresse o interventi delle forze dell’ordine relativi a liti tra i coniugi, anche se una vicina avrebbe raccontato di frequenti discussioni tra i due.
Sul caso indagano la Squadra Mobile e la Procura, coordinata dal pm di turno, mentre la polizia scientifica ha eseguito i rilievi per ricostruire la dinamica dell’omicidio. La tragedia ha suscitato sgomento in tutta la comunità, ricordando ancora una volta quanto la violenza domestica possa esplodere in modo improvviso.
Femminicidio a Bergamo, 42enne uccisa a coltellate dal marito: chi era la vittima
La vittima, Valentina Sarto, lavorava al bar “Baretto”, vicino allo stadio dell’Atalanta, ed era molto conosciuta e apprezzata dai colleghi e dai clienti. Viveva con il marito, Vittorio Dongellini, 50 anni, con il quale era sposata da pochi mesi dopo dieci anni di convivenza. L’uomo avrebbe una figlia di vent’anni da una precedente relazione. Al momento, la dinamica esatta del femminicidio e i motivi del gesto non sono chiari, ma le autorità ipotizzano che potessero essere legati a dissidi recenti o alla separazione in corso. La figlia della coppia ha dato l’allarme e, purtroppo, per Valentina Sarto non c’è stato nulla da fare: i soccorritori del 118 hanno potuto solo constatarne il decesso.
La sindaca di Bergamo, Elena Carnevali, ha commentato: “Un femminicidio è un crimine agghiacciante, un dolore terribile per tutte e tutti noi, una ferita profonda per la città di Bergamo e l’intera società. Una donna è stata uccisa dal partner, e con lei vengono spezzati affetti, relazioni, progetti di vita“. Carnevali ha sottolineato l’urgenza di affrontare la violenza sulle donne anche a livello culturale: “La violenza non inizia all’improvviso: passa attraverso il controllo, l’isolamento, le minacce e una pressione quotidiana che spesso resta invisibile. Dobbiamo continuare a lavorare per cambiare le cose, anche in una città come Bergamo già impegnata nel sostegno a chi subisce violenza“. La sindaca ha poi concluso: “Ogni giorno deve essere il tempo della responsabilità nei loro confronti e della reazione, il tempo di costruire relazioni diverse, fondate sul rispetto e sulla libertà“.