Sviluppo sul femminicidio di Daniela Zinnanti, la donna 50enne uccisa dall’ex compagno Santino Bonfiglio lo scorso lunedì a Messina. L’autopsia svela l’orrore di quello che è successo.
Femminicidio Daniela Zinnanti, l’autopsia: uccisa con 30 coltellate dall’ex compagno
Sono emersi nuovi sviluppi sulla morte di Daniela Zinnanti, vittima dell’ennesimo femminicidio.
La donna, 50 anni, è stata uccisa a coltellate dall’ex compagno a Messina. L’autopsia ha rivelato una dinamica dell’orrore prima della morte.
L’autopsia
L’autopsia sul corpo di Daniela Zinnanti è stata condotta dal medico legale Alessio Asmundo che ha ricevuto l’incarico dalla Procura. All’obitorio dell’ospedale Papardo anche i consulenti nominati dalla difesa di Bonfiglio e dalla famiglia Zinnanti: i professori Daniela Sapienza e Antonino Bondì.
Uccisa con trenta coltellate
Secondo gli ultimi risultati l’ex compagno, Santino Bonfiglio, avrebbe usato un tondino in ferro per forzare la finestra ed entrare nella stanza da letto e poi per tramortire la donna colpendola alla nuca.
L’uomo avrebbe usato un coltello, colpendola più volte. La donna ha presentato ferite alle mani, il che vuol dire che avrebbe provato a difendersi prima di morire.
L’ex compagno avrebbe continuato a colpirla al torace e al collo, con almeno trenta coltellate. Secondo l’autopsia la Zinnanti sarebbe morta subito dopo.
Il ritrovamento
Il corpo della donna, privo di vita, è stato trovato il giorno successivo dalla figlia che, allarmata dalle mancate risposte della madre, l’ha raggiunta constatandone il decesso.
Il pregresso
L’ex compagno Santino Bonfiglio aveva già provato a uccidere la compagna nel 2008. L’uomo era stato già arrestato dalla polizia a Spadafora con l’accusa di tentato omicidio nei confronti della sua convivente del tempo.
Fermato in quel caso in un primo momento da un vigile vicino di casa, Bonfiglio era fuggito cercando di evitare l’arresto. La vittima, che segnalò la vicenda, fu refertata con 30 giorni di prognosi. In primo grado la condanna fu di dieci anni di reclusione. Ma in appello i giudici hanno ridotto la pena a tre anni.