In un’intervista rilasciata a POLITICO il 17 marzo 2026, il commissario europeo per lo sport Glenn Micallef ha espresso forti riserve sul ruolo della FIFA nella garanzia della sicurezza dei tifosi europei in vista del Mondiale 2026. Nel corso del colloquio, Micallef ha ricordato il suo incontro con Gianni Infantino a Bruxelles lo scorso mese e ha sottolineato che, dopo quella conversazione, non è arrivata alcuna comunicazione che offrisse certezze operative ai sostenitori che partiranno verso Stati Uniti, Canada e Messico. Per il commissario, la necessità di chiarimenti è diventata ancora più pressante alla luce di una escalation militare che sta alimentando apprensioni sul piano della sicurezza pubblica.
Preoccupazioni pratiche accompagnano le istanze politiche: Micallef ha ricordato il timore per la possibile presenza di agenti di Immigration and Customs Enforcement (ICE) in corrispondenza degli eventi calcistici, uno scenario ritenuto incompatibile con l’idea di un torneo inclusivo. Inoltre, sono emersi elementi di rischio legati a ondate di violenza in alcune aree ospitanti: la città di Guadalajara, che ospiterà quattro partite, è stata citata nel dibattito a seguito di tensioni legate al crimine organizzato nello stato di Jalisco. La posizione ufficiale della FIFA, che ribadisce come la safety sia una priorità, non ha tuttavia soddisfatto le richieste di ulteriore trasparenza formulate dalle istituzioni europee.
Sicurezza, diritti e pressioni civili
Accanto alle preoccupazioni istituzionali si è levata la voce della società civile: la Sport & Rights Alliance ha inviato una lettera aperta alla presidenza della FIFA, chiedendo garanzie vincolanti sul rispetto dei diritti umani durante il Mondiale. L’appello contiene richieste concrete pensate per evitare che l’evento diventi un terreno di esclusione o discriminazione, e insiste sulla responsabilità di FIFA nel negoziare tutele con le autorità ospitanti. Micallef ha richiamato l’attenzione proprio su questo punto, sostenendo che un organismo internazionale con la portata della FIFA non possa limitarsi a dichiarazioni generiche ma debba ottenere impegni operativi e verificabili.
Cosa chiedono le organizzazioni
La lettera dell’alleanza civica dettaglia cinque pilastri fondamentali: il rifiuto delle operazioni di controllo migratorio negli spazi del torneo, la garanzia di accesso per tifosi e stampa senza discriminazioni, l’istituzione di un meccanismo indipendente di monitoraggio dei diritti umani, misure di protezione per i minori e tutele per la libertà di stampa. Queste istanze mirano a trasformare in obblighi concreti le promesse di inclusività e sono state presentate come condizioni non negoziabili per la partecipazione globale all’evento più seguito del pianeta.
Partnership controverse e diplomazia dello sport
Un ulteriore motivo di contrasto riguarda la scelta della FIFA di stringere accordi con iniziative sostenute dall’amministrazione statunitense, tra cui il cosiddetto Board of Peace per Gaza, un’iniziativa che ha suscitato perplessità in Europa. Micallef ha espresso preferenza per la collaborazione con organizzazioni multilaterali consolidate come UNESCO e UNICEF, ritenute più attrezzate a garantire trasparenza e rispetto delle norme internazionali. La FIFA, da parte sua, ha difeso la propria linea sostenendo che tali partnership rientrano nel suo mandato di sviluppo del calcio e di impatto sociale, ma la posizione è vista come divisiva da molti osservatori e dalle istituzioni europee.
Multilateralismo versus iniziative bilaterali
Micallef ha sollevato la questione del principio di responsabilità pubblica: quando grandi eventi internazionali si svolgono in territori coinvolti in conflitti o in contesti dove le politiche migratorie sono particolarmente restrittive, spetta agli organizzatori ottenere e garantire misure di sicurezza e protezione efficaci. In questa prospettiva, il sostegno a iniziative unilaterali può minare la fiducia nel torneo come spazio neutro e inclusivo, alimentando richieste di supervisione indipendente e di impegni formalizzati tra FIFA, governi ospitanti e società civile.
Basket europeo, Club World Cup e la questione russa
Le critiche di Micallef non si limitano al calcio: il commissario ha espresso scetticismo verso progetti come l’ipotesi NBA di una competizione europea con squadre a partecipazione fissa, definendo i modelli chiusi incompatibili con il modello sportivo europeo basato su promozione e retrocessione. Sul fronte del calcio, fonti riportano la ferma intenzione della UEFA di opporsi a tentativi della FIFA di rendere più frequente un nuovo formato del Club World Cup. Infine, Micallef ha affrontato la spinosa questione della normalizzazione della partecipazione russa nelle competizioni internazionali: per lui lo sport non deve diventare un palco per la propaganda politica di Stati coinvolti in conflitti.
Il quadro che emerge, alla data del 17 marzo 2026, è quello di una partita aperta non solo sul campo ma anche nelle stanze delle organizzazioni internazionali e tra governi: la richiesta centrale di Micallef è semplice nella formulazione ma complessa nelle implicazioni pratiche — ottenere da FIFA e dai Paesi ospitanti garanzie verificabili che mettano al centro la sicurezza e i diritti di tifosi, atleti e comunità locali. La palla passa ora ai protagonisti istituzionali e civili, che dovranno trovare accordi prima del fischio d’inizio.