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Bakitalia: come espandere la capacità produttiva del sistema sanitario

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La Banca d'Italia ha messo a punto un documento per soddisfare l'aumento esponenziale della domanda - su tutte - di posti letto in terapia intensiva

cinisello sesto san giovanni terapie intensive

Affrontare l’emergenza richiede di bilanciare interventi sia sulla domanda sia sull’offerta di servizi sanitari. È quanto si legge nell’articolo “Contrastare l’emergenza. L’espansione della capacità produttiva del sistema sanitario italiano: progressi conseguiti”, curato da ricercatori della Banca d’Italia. Mentre la domanda è stata contenuta per mezzo di misure di blocco e distanziamento sociale (cruciali per ridurre la velocità del contagio e il diffondersi della malattia), l’offerta di servizi sanitari è stata aumentata ampliando la capacità produttiva (in modo particolare con riferimento ai posti letto in terapia intensiva).

L’aumento della capacità produttiva è generalmente difficile nel breve periodo. Essa richiede l’identificazione di appropriati spazi fisici (ola loro costruzione o adattamento), l’acquisto di attrezzature e materiali e l’assunzione di personale (specializzato/tecnico) aggiuntivo.

Quest’ultimo, in particolare con riferimento agli anestesisti, è uno degli aspetti più delicati, in quanto alcune mansioni possono essere demandate a medici con altre specializzazioni, mentre altre possono essere eseguite solo da anestesisti qualificati. Nel corso di un’emergenza, lo sforzo per ampliare la capacità produttiva è generalmente accompagnato da strategie per riorientare le attività da quelle non urgenti (come ad esempio interventi chirurgici programmabili) a quelle di terapie e servizi urgenti e attraverso un più intenso utilizzo delle risorse disponibili (ad esempio accrescendo l’orario di lavoro e la durata dei turni del personale in servizio e utilizzando le scorte di materiale sanitario).

La necessità di adattare rapidamente i sistemi sanitari in uno scenario d’emergenza può anche mettere in evidenza tensioni e debolezze nel loro sistema di governo, che sarà necessario affrontare una volta passata la fase acuta.

Questi ultimi aspetti non sono esaminati in questa nota che, inoltre, non si occuperà di tutti gli sforzi messi in campo per espandere la capacità produttiva ma si concentrerà su tre aspetti critici nella battaglia contro l’epidemia di Covid-19 nella sua fase acuta: i) disponibilità di letti in terapia intensiva; ii) personale sanitario; e iii) dispositivi di protezione personale e tamponi.

I progressi documentati riflettono gli interventi dei governi regionali e di quello centrale, incluso il decreto del 17 marzo scorso che ha accresciuto le risorse per le spese del SSN e, oltre ad altre misure, ha consentito l’assunzione di personale aggiuntivo. Per quanto riguarda i posti letto in terapia intensiva, prima della crisi legata al Corona virus, il numero complessivo di letti disponibili nel SSN era di circa 5.3003.

Nel corso della crisi e per fronteggiare un’impennata nei bisogni di cura, sono stati aggiunti circa 3.360 posti (un incremento di quasi il 65 per cento) ed è stato programmato un ulteriore aumento di quasi 2.400 letti (una crescita di circa il 30 percento rispetto alla dotazione attuale) che se completato porterà a più che raddoppiare la capacità complessiva.

Mentre le crescita è significativa praticamente in tutte le regioni, la sua distribuzione geografica non è omogenea.

Ciò riflette differenze sia nelle dotazioni iniziali di posti letto, che nella severità dell’epidemia e della reazione a essa (Figura1). Prima dell’epidemia, il numero di letti in terapia intensiva variava in media da7 a10 per 100.000 abitanti; i valori più estremi erano in Liguria (12 letti per 100.000 abitanti) e in Trentino-Alto Adige (6,7 letti per 100.000 abitanti). Per effetto degli interventi in risposta all’emergenza, tali differenze si sono significativamente ampliate. Molte regioni (in particolare nel centro nord) hanno raddoppiato l’incidenza dei posti letto; il Trentino-Alto Adige ha quasi triplicato i posti (a 17,6 da 6,7). Attualmente la regione in cui si registra la maggiore incidenza di posti letto in terapia intensiva è l’Emilia-Romagna (21,6), seguita da Toscana, Lazio e Trentino-Alto Adige (rispettivamente 19,4, 18 e 17,6). In Lombardia e Veneto, al centro della diffusione dell’epidemia per molte settimane, l’incidenza dei posti letto è intorno a 16,5 per 100.000 abitanti. In molte delle regioni meridionali, l’incremento di capacità è stato più contenuto, rispecchiando la minore diffusione della malattia.

I piani di ulteriore espansione indicano che le regioni stanno ancora rafforzando la loro capacità produttiva nel caso questa si rendesse necessaria (sebbene sulla base dei dati regolarmente diffusi dalla Protezione Civile nelle ultime settimane si registri un decremento dei ricoveri in terapia 2Una discussione più dettagliata del cosiddetto ‘Decreto Cura Italia’ è disponibile sul sito web della Banca d’Italia.3I più recenti dati del Ministero della Salute si riferiscono alla fine del 2018. Le informazioni sulla recente evoluzione della dotazione di letti in terapia intensiva è stata raccolta dalle filiali regionali della Banca d’Italia. In ogni caso, anche considerando i piani di ulteriore espansione, l’incidenza dei letti in terapia intensiva rimarrebbe significativamente più limitata nelle regioni del sud. Considerando i più recenti dati disponibili per un confronto omogeneo fra paesi4,nel2012 l’Italia risultava decima tra i paesi europei per la dotazione pro-capitedi posti letto in terapia intensiva, ben distante dalla Germania (che risultava il paese con maggior dotazione con circa 30 posti letto per100.000 abitanti), ma con maggior disponibilità rispetto a paesi di dimensioni simili come Francia e Spagna. Considerando la dotazione attuale (meno di 20 letti per 100.000 abitanti), l’Italia sarebbe passata al quarto posto, tenendo costante la capacità di ricovero presso le terapie intensive degli altri paesi. La mancanza di informazioni più aggiornate per tutti i paesi non consente un confronto più preciso.

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