La vicenda della Global Sumud Flotilla per Gaza, conclusa con il fermo e il successivo rilascio di diversi attivisti da parte delle autorità israeliane, ha aperto un fronte di tensione politica e giudiziaria in Italia. Mentre proseguono le testimonianze dei partecipanti rientrati, la Procura di Roma sta valutando ipotesi di reato particolarmente gravi legate alle modalità dell’abbordaggio e alla gestione della detenzione.
L’annuncio della Flotilla: “Una cinquantina di ricoverati a Istanbul, anche un italiano”
Sono rientrati nella serata di giovedì 21 maggio all’aeroporto di Fiumicino alcuni attivisti italiani della Global Sumud Flotilla diretta a Gaza, dopo essere stati fermati e poi rilasciati dalle autorità israeliane. Il ritorno è stato accompagnato da racconti molto duri sulle presunte violenze subite durante le fasi di intercettazione e nei giorni successivi alla detenzione.
Come riportato da Tgcom24, non tutti i partecipanti italiani sono rientrati in patria: un connazionale, insieme a circa cinquanta attivisti della Flotilla, pare sia ricoverato a Istanbul per le lesioni riportate in custodia.
La portavoce italiana Maria Elena Delia ha spiegato: “Stiamo cercando in queste ore di avere notizie sulle sue condizioni di salute” aggiungendo che “Ci riferiscono che in tanti hanno riportato lesioni serie e alcuni sono sotto shock“.
Le testimonianze raccolte parlano di percosse, uso di taser e condizioni di detenzione estremamente dure. Un attivista, Marco, avrebbe raccontato: “Noi siamo stati sotto tiro sin dalle fasi dell’abbordaggio, almeno due persone sono state colpite dai cecchini che prendevano la mira per fare male“. In un altro passaggio ha descritto ulteriori abusi: “Hanno iniziato a sparare sulle barche in fase d’abbordaggio. Poi, durante l’abbordaggio, diverse persone hanno usato dei taser“. Un attivista francese, arrivato a Istanbul, avrebbe mostrato segni evidenti di percosse dichiarando: “Credo di avere le costole doloranti, ma alcune persone arabe, o che non sembrano europei bianchi, sono state picchiate molto più di me“.
Flotilla, attivisti feriti e ricoverati a Istanbul: la Procura di Roma valuta reati gravi
Sul piano giudiziario, la Procura di Roma sta approfondendo l’intera vicenda dell’abbordaggio della Flotilla, valutando ipotesi di reato particolarmente gravi. Tra queste figurano sequestro di persona, tortura e violenza sessuale, contestazioni che, nel sistema penale italiano, implicano una possibile rilevanza sia per atti commessi da pubblici ufficiali sia per condotte che comportino privazione illegittima della libertà personale o trattamenti inumani e degradanti. L’inchiesta si concentra anche sulla ricostruzione delle fasi operative, per verificare tempi, modalità di intervento e responsabilità individuali.
Gli inquirenti di piazzale Clodio avrebbero acquisito un video diffuso sui canali social del ministro israeliano della Sicurezza nazionale Itamar Ben-Gvir, nel quale si vedono attivisti legati e inginocchiati. Secondo l’Ansa, il materiale sarà analizzato per accertare l’eventuale presenza di cittadini italiani e per valutare il contenuto delle dichiarazioni e delle espressioni rivolte agli attivisti.
Parallelamente, la Procura starebbe procedendo con le audizioni dei rientrati in Italia: tra i primi ascoltati figura il deputato del M5S Dario Carotenuto, sentito su delega dei magistrati per contribuire alla ricostruzione dei fatti. L’indagine resta aperta e mira a chiarire se, durante l’intera operazione, possano configurarsi condotte penalmente rilevanti alla luce delle norme italiane e del diritto internazionale.
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