Il suicidio medicalmente assistito rientra nel dibattito sul fine vita e sull’autodeterminazione nelle malattie irreversibili. In Italia l’applicazione delle procedure non è uniforme tra le Regioni, nonostante le indicazioni della Corte costituzionale. In Lombardia il tema è tornato al centro dell’attenzione anche dopo un caso recente di decesso.
Suicidio assistito: dibattito pubblico e proposta di legge “Liberi subito”
Il caso è stato rilanciato dall’Associazione Luca Coscioni, che ha sottolineato come l’episodio confermi la necessità di applicare in modo uniforme le indicazioni della Corte costituzionale su tutto il territorio nazionale. Secondo quanto dichiarato da Marco Cappato e Filomena Gallo, il caso dimostrerebbe che “quando un’azienda sanitaria adempie con tempestività ai propri compiti, il paziente riesce ad evitare di dover subire una lunga agonia contro la propria volontà”.
Cappato ha inoltre definito “indispensabile” l’introduzione di norme regionali per garantire “tempi celeri” conformi a quanto richiesto dalla Corte costituzionale, evidenziando le differenze applicative tra le varie aziende sanitarie.
Si tratta del terzo caso in Lombardia e del 17° a livello nazionale. L’associazione continua così a sostenere la proposta di legge regionale di iniziativa popolare “Liberi subito”, già oggetto di raccolta firme in Lombardia dopo il mancato esame da parte del Consiglio regionale.
La precedente proposta era stata bloccata nel novembre 2024 tramite una pregiudiziale di costituzionalità, posizione successivamente superata dalla sentenza n. 204/2025 della Corte costituzionale, che ha chiarito la possibilità per le Regioni di disciplinare modalità e tempi di accesso alle procedure sanitarie senza interferire con le competenze statali in materia penale o civile.
Suicidio assistito, ancora un caso in Lombardia: morto 55enne malato dal 1999
È morto il 18 maggio scorso, nel proprio domicilio, un uomo di 55 anni residente in Lombardia, affetto dal 1999 da sclerosi multipla. Come riportato da Repubblica, la notizia è stata diffusa dall’Associazione Luca Coscioni, alla quale si era rivolto nei mesi precedenti per ricevere informazioni e supporto sul fine vita. L’uomo, identificato come Christian, aveva vissuto un progressivo peggioramento delle condizioni di salute: “dolori divenuti insopportabili”, totale dipendenza dai caregiver, impossibilità di camminare, necessità di manovre di evacuazione manuale, utilizzo del catetere vescicale e frequenti infezioni urinarie. In questo contesto di irreversibilità della malattia, a febbraio 2026 aveva presentato richiesta alla propria ASL per la verifica dei requisiti necessari all’accesso al suicidio medicalmente assistito. Successivamente si è autosomministrato il farmaco letale a casa, dove è avvenuto il decesso.