Il mondo del lavoro richiede costantemente di essere produttivi, spesso pure troppo e non lascia spazio a break che sono necessari per la salvaguardia del benessere mentale e fisico, di conseguenza in casi estremi il dipendente se li prende ponderando la sua azione. Questo non basta e si arriva ad avere contenziosi in tribunale.
E’ il caso di un’ impiegata varesina.
Neomamma si addormenta al lavoro, scatta il licenziamento
Il caso oggetto è avvenuto nel 2023 quando la giovane donna era appena diventata madre di un bambino e si sa nei primi mesi lo spazio per dormire, in qualità di neo-genitori è davvero poco.
Lei ha quindi pensato di anticipare il rientro dalla pausa pranzo e di stendersi sul divanetto dell’infermeria della ditta dove lavorava, il relax è durato più del previsto ed è stata pizzicata dai superiori a dormire.
Il gesto le è costato il licenziamento dal luogo di lavoro. Un comportamento un po’ oltre le righe, considerando inoltre che non è avvenuto in orario lavorativo bensì durante la pausa pranzo, momento dove è normale staccare dalla routine.
Il giudice revoca il licenziamento, alla donna TFR, indennizzo e stipendi arretrati
Questo caso è finito in tribunale dopo che la vicenda è stata ricostruita e sono stati sentiti svariati testimoni dell’accaduto.
Il giudice ha quindi revocato il licenziamento della donna, attualmente impiegata presso un’altra azienda, conferendole, come riporta TgCom24, un indennizzo pari a 35 mila euro per “licenziamento avvenuto senza giusta causa” inoltre avvenuto prima del compimento del primo anno di vita del piccolo.
Oltre all’indennizzo le spettano anche il TFR ed i contributi arretrati dato che dopo aver optato per il reintegro aveva cambiato posto di lavoro.
I datori di lavoro avrebbero dovuto “sanzionarla con un provvedimento conservativo” recita la sentenza del tribunale di Varese.