La vicenda di Riccardo Branchini, nato il 14 aprile 2005, rimane tra le pagine più cupe della cronaca recente: il giovane è scomparso nella notte tra il 12 e il 13 ottobre 2026 nei pressi di Acqualagna, provincia di Pesaro e Urbino. Da allora le ricerche e le segnalazioni si sono susseguite senza però portare a una soluzione definitiva del caso.
Il programma Chi l’Ha Visto di Rai Tre ha seguito la vicenda intensamente e, il 21 maggio 2026, ha ricevuto una nuova segnalazione fotografica da una figura nota del piccolo schermo.
La famiglia continua a chiedere risposte, mentre alle polemiche pubbliche si sommano aspetti tecnici e amministrativi che complicano ulteriormente la ricerca. Tra le questioni aperte ci sono il ritrovamento dell’auto vicino alla diga del Furlo, il contenuto lasciato al suo interno e la controversia sullo svuotamento dell’invaso, chiesta dalla famiglia e ostacolata da ricorsi e valutazioni tecniche.
Parallelamente emergono dettagli che non combaciano e che mantengono la vicenda avvolta in un alone di incertezza.
L’avvistamento a Roma e le foto inviate da Simona Ventura
Nei giorni scorsi la conduttrice Simona Ventura ha inviato alla redazione di Chi l’Ha Visto alcune immagini scattate a Roma, nei pressi della stazione Termini, dopo avere notato un giovane somigliante a Riccardo.
Le fotografie, recapitate al programma e rese note il 21 maggio 2026, hanno riacceso l’attenzione mediatica: l’ipotesi di un possibile avvistamento è stata verificata, ma non convalidata dalle autorità. Gli autori del servizio hanno portato gli scatti alla madre, che ha analizzato i lineamenti e ha espresso dubbi.
La reazione della famiglia
La madre di Riccardo, alla visione delle immagini, ha riconosciuto una certa somiglianza ma ha escluso categoricamente che si tratti del figlio: secondo lei alcuni tratti del volto, come la forma dell’orecchio e del naso, non combaciano con quelli di Riccardo. Nonostante ciò, la famiglia rimane aperta a ogni segnalazione e continua a scartare e valutare avvistamenti in diversi Paesi europei. I genitori hanno seguito numerosi indizi, sperando che anche una piccola prova possa ricondurre a risposte concrete.
La diga del Furlo: tecnicalità, ricorsi e responsabilità politiche
Al centro del dibattito è tornata la richiesta di svuotamento della diga del Furlo, dove fu ritrovata l’auto del giovane con dentro effetti personali come il telefono, i documenti e il portafogli. La Provincia ha respinto le richieste del gestore dell’invaso, Enel Green Power, e la famiglia ha annunciato l’intenzione di ricorrere al TAR. Ogni passo amministrativo è diventato terreno di scontro, con la preoccupazione che ragioni procedurali ostacolino la ricerca della verità.
Le accuse al livello regionale e il ruolo di Enel
Secondo il Partito Democratico locale, la Regione Marche avrebbe responsabilità precise: il decreto che autorizzava lo svaso risale a dicembre 2026, ma l’azienda ha comunicato nel maggio 2026 l’impossibilità di rispettare le condizioni tecniche previste, creando uno stallo. I dem sottolineano che i sedimenti erano stati classificati come non pericolosi già nel 2026 e contestano la mancata vigilanza della Regione nei diciotto mesi successivi all’approvazione. La controversia mette in luce una frattura tra esigenze ambientali, vincoli tecnici e la necessità di dare una risposta alla famiglia.
Indizi contraddittori: vestiti, ricerche online e la lettera
Il quadro investigativo è costellato di elementi che sembrano andare in direzioni opposte. L’abbigliamento ritrovato — tra cui una felpa bianca trovata nell’auto mentre il giovane avrebbe indossato una felpa rossa il giorno precedente — è sistemato ma non piegato, le scarpe appaiono ordinate e la cintura è arrotolata con cura. Allo stesso tempo restano inspiegabili la presenza dei documenti e del cellulare nell’auto e le ricerche sul web del giovane, tra biglietti di treno e tratte Flixbus verso destinazioni nazionali ed estere, alcune delle quali poi cancellate: segni che possono essere interpretati sia come preparazione a una partenza sia come indizi verso un epilogo diverso.
La lettera e i messaggi
Una lettera ritrovata nella cameretta e ora sotto sequestro dalla Procura contiene frasi che hanno fatto discutere: tra i passaggi trapelati emerge un riferimento alla vita che prosegue “con o senza di me”, una formula che lascia aperta l’interpretazione tra addio e sfogo personale. Sui social sono emersi post cupi e citazioni come “If I die, don’t cry for me”, mentre il conto corrente del giovane non ha mostrato movimenti sospetti dopo un piccolo versamento della settimana precedente: tutti elementi che mantengono la pista molteplicemente aperta.
La somma di testimonianze, analisi tecniche e segnalazioni pubbliche indica che il caso di Riccardo Branchini richiede ancora indagini approfondite, trasparenza nelle decisioni amministrative e il dialogo tra istituzioni e famiglia. L’appello del programma televisivo e la pressione politica sottolineano la necessità di non abbandonare la ricerca di risposte: la verità, in un intreccio di prove e contraddizioni, resta un obiettivo da perseguire con rigore e sensibilità.