> > Frana di Niscemi, 13 indagati: coinvolti quattro presidenti della Regione

Frana di Niscemi, 13 indagati: coinvolti quattro presidenti della Regione

Frana di Niscemi, 13 indagati: coinvolti quattro presidenti della Regione

La vicenda della frana di Niscemi torna al centro dell'attenzione giudiziaria: 13 indagati, tra cui quattro ex presidenti della Regione, e interrogativi sul mancato utilizzo di fondi per le opere di mitigazione

La Procura di Gela ha annunciato una svolta nelle indagini sulla frana di Niscemi, evento che ha sconvolto il territorio comunale e costretto all’evacuazione centinaia di persone. Secondo quanto reso noto dal procuratore capo Salvatore Vella, sono tredici le persone iscritte nel registro degli indagati con le ipotesi di disastro colposo e danneggiamento seguito da frana, a vario titolo.

L’attenzione degli inquirenti si concentra su un arco cronologico ben definito e su scelte amministrative e tecniche che, secondo l’accusa, avrebbero potuto incidere sulla tragedia.

Il fascicolo, aperto dopo l’evento del 25 gennaio, mira a ricostruire le responsabilità e le omissioni relative alla prevenzione e al mantenimento degli interventi sul territorio. Gli accertamenti hanno già coinvolto consulenti tecnici, sopralluoghi nella zona rossa e l’acquisizione di documentazione da più enti.

L’obiettivo della Procura è capire se, nel corso degli anni, siano state adottate o trascurate misure che avrebbero potuto ridurre il rischio idrogeologico.

Gli indagati e le responsabilità contestate

Tra i nomi iscritti nel registro figurano quattro ex presidenti della Regione Siciliana: Raffaele Lombardo, Rosario Crocetta, Nello Musumeci e l’attuale governatore Renato Schifani.

A loro, oltre che ad altri dirigenti regionali, viene contestata la mancata attuazione di misure previste per la mitigazione del rischio. Nel panorama degli indagati sono compresi anche i dirigenti della Protezione civile regionale e i direttori generali responsabili dell’ufficio contro il dissesto idrogeologico, profili che la Procura ritiene fondamentali per comprendere le fasi decisionali e operative.

I ruoli pubblici coinvolti

Oltre ai presidenti della Regione, la lista comprende i capi della Protezione civile negli ultimi anni, tra cui Calogero Foti e Salvatore Cocina, il direttore regionale Vincenzo Falgares e altri funzionari indicati come soggetti attuatori. È indagata anche la responsabile dell’Ati a cui era stato affidato il progetto di mitigazione. Le accuse non mirano soltanto a singoli atti, ma a valutare l’insieme delle scelte che hanno riguardato monitoraggio, opere e gestione delle aree a rischio.

Le tre fasi temporali al centro dell’inchiesta

La Procura ha delimitato l’analisi in tre periodi distinti. Il primo periodo parte dagli eventi del 1997 e arriva fino alla fine degli anni Novanta, quando furono messe a gara e avviate le prime opere di emergenza. Su questa fase, secondo gli inquirenti, non sono state avanzate contestazioni perché furono eseguite diverse misure previste dalle ordinanze nazionali. Il secondo e il terzo periodo, invece, riguardano in particolare gli anni successivi al 2010 e culminano nel 2026: è qui che la magistratura ritiene siano emerse criticità operative e di mantenimento dei sistemi di tutela.

Il nodo del monitoraggio e degli interventi non compiuti

Tra le questioni contestate vi è il mancato mantenimento dei sistemi di monitoraggio predisposti e la mancata realizzazione di opere che potevano mitigare il rischio. Un fattore chiave è la risoluzione del contratto con l’Ati nel 2010 per inadempimento, che lasciò incompiuti interventi ritenuti necessari. I fondi stanziati per quei lavori, che originariamente ammontavano a circa 23 miliardi di lire e sono stati poi quantificati in circa 12 milioni di euro, risultano ancora disponibili nelle casse regionali secondo gli atti acquisiti dalla Procura.

Aspetti tecnici, danni e prossimi passi processuali

La frana ha interessato un versante collinare di estensione rilevante, causando il cedimento di circa tre chilometri di pendio e trascinando a valle case, veicoli e infrastrutture. Circa 1.500 persone furono sfollate nelle fasi immediatamente successive e numerosi immobili rimasero sospesi al limite della zona interessata. Le attività investigative hanno previsto sopralluoghi mirati, audizioni di tecnici e funzionari e il coinvolgimento delle forze dell’ordine locali per ricostruire la dinamica e il contesto operativo.

Nei giorni successivi all’annuncio degli indagati, la Procura procederà con le audizioni degli iscritti nel registro e con ulteriori accertamenti tecnici. Al centro dell’attenzione restano il patrimonio documentale sulle gare, i contratti e i provvedimenti di protezione civile, oltre alla verifica delle opere mai completate. L’obiettivo dichiarato dagli investigatori è chiarire se omissioni o ritardi abbiano contribuito a far precipitare una situazione nota e segnalata da tempo.