La Procura di Gela ha annunciato una svolta nelle indagini sulla frana di Niscemi, evento che ha sconvolto il territorio comunale e costretto all’evacuazione centinaia di persone. Secondo quanto reso noto dal procuratore capo Salvatore Vella, sono tredici le persone iscritte nel registro degli indagati con le ipotesi di disastro colposo e danneggiamento seguito da frana, a vario titolo.
L’attenzione degli inquirenti si concentra su un arco cronologico ben definito e su scelte amministrative e tecniche che, secondo l’accusa, avrebbero potuto incidere sulla tragedia.
Il fascicolo, aperto dopo l’evento del 25 gennaio, mira a ricostruire le responsabilità e le omissioni relative alla prevenzione e al mantenimento degli interventi sul territorio. Gli accertamenti hanno già coinvolto consulenti tecnici, sopralluoghi nella zona rossa e l’acquisizione di documentazione da più enti.
L’obiettivo della Procura è capire se, nel corso degli anni, siano state adottate o trascurate misure che avrebbero potuto ridurre il rischio idrogeologico.
Gli indagati e le responsabilità contestate
Tra i nomi iscritti nel registro figurano quattro ex presidenti della Regione Siciliana: Raffaele Lombardo, Rosario Crocetta, Nello Musumeci e l’attuale governatore Renato Schifani.
A loro, oltre che ad altri dirigenti regionali, viene contestata la mancata attuazione di misure previste per la mitigazione del rischio. Nel panorama degli indagati sono compresi anche i dirigenti della Protezione civile regionale e i direttori generali responsabili dell’ufficio contro il dissesto idrogeologico, profili che la Procura ritiene fondamentali per comprendere le fasi decisionali e operative.
I ruoli pubblici coinvolti
Oltre ai presidenti della Regione, la lista comprende i capi della Protezione civile negli ultimi anni, tra cui Calogero Foti e Salvatore Cocina, il direttore regionale Vincenzo Falgares e altri funzionari indicati come soggetti attuatori. È indagata anche la responsabile dell’Ati a cui era stato affidato il progetto di mitigazione. Le accuse non mirano soltanto a singoli atti, ma a valutare l’insieme delle scelte che hanno riguardato monitoraggio, opere e gestione delle aree a rischio.
Le tre fasi temporali al centro dell’inchiesta
La Procura ha delimitato l’analisi in tre periodi distinti. Il primo periodo parte dagli eventi del 1997 e arriva fino alla fine degli anni Novanta, quando furono messe a gara e avviate le prime opere di emergenza. Su questa fase, secondo gli inquirenti, non sono state avanzate contestazioni perché furono eseguite diverse misure previste dalle ordinanze nazionali. Il secondo e il terzo periodo, invece, riguardano in particolare gli anni successivi al 2010 e culminano nel 2026: è qui che la magistratura ritiene siano emerse criticità operative e di mantenimento dei sistemi di tutela.
Il nodo del monitoraggio e degli interventi non compiuti
Tra le questioni contestate vi è il mancato mantenimento dei sistemi di monitoraggio predisposti e la mancata realizzazione di opere che potevano mitigare il rischio. Un fattore chiave è la risoluzione del contratto con l’Ati nel 2010 per inadempimento, che lasciò incompiuti interventi ritenuti necessari. I fondi stanziati per quei lavori, che originariamente ammontavano a circa 23 miliardi di lire e sono stati poi quantificati in circa 12 milioni di euro, risultano ancora disponibili nelle casse regionali secondo gli atti acquisiti dalla Procura.
Aspetti tecnici, danni e prossimi passi processuali
La frana ha interessato un versante collinare di estensione rilevante, causando il cedimento di circa tre chilometri di pendio e trascinando a valle case, veicoli e infrastrutture. Circa 1.500 persone furono sfollate nelle fasi immediatamente successive e numerosi immobili rimasero sospesi al limite della zona interessata. Le attività investigative hanno previsto sopralluoghi mirati, audizioni di tecnici e funzionari e il coinvolgimento delle forze dell’ordine locali per ricostruire la dinamica e il contesto operativo.
Nei giorni successivi all’annuncio degli indagati, la Procura procederà con le audizioni degli iscritti nel registro e con ulteriori accertamenti tecnici. Al centro dell’attenzione restano il patrimonio documentale sulle gare, i contratti e i provvedimenti di protezione civile, oltre alla verifica delle opere mai completate. L’obiettivo dichiarato dagli investigatori è chiarire se omissioni o ritardi abbiano contribuito a far precipitare una situazione nota e segnalata da tempo.