> > Delitto di Garlasco, il colonnello Cassese a Tgcom24: “Ci sono stati degli ...

Delitto di Garlasco, il colonnello Cassese a Tgcom24: “Ci sono stati degli errori nelle indagini”

Garlasco colonnello Cassese

Indagini iniziali, ipotesi trascurate e nuove riletture: il punto del colonnello Cassese tra errori, dubbi e sviluppi del delitto di Garlasco.

Il caso dell’omicidio di Chiara Poggi, avvenuto nel 2007 a Garlasco, continua a riaccendere il dibattito giudiziario e mediatico anche a distanza di anni. Tra nuovi accertamenti, ipotesi alternative e possibili elementi rimasti irrisolti, tornano al centro dell’attenzione le prime fasi delle indagini e le scelte investigative compiute all’epoca. In questo contesto, le parole del colonnello Gennaro Cassese a Mediaset Tgcom24 offrono una rilettura critica di quei momenti e delle certezze allora raggiunte.

Prime valutazioni e limiti delle indagini iniziali a Garlasco: l’opinione del colonnello Cassese

In una intervista rilasciata a Mediaset Tgcom24, il colonnello Gennaro Cassese, tra i primi ad accedere alla villetta dei Poggi nell’agosto 2007 dove fu trovato il corpo di Chiara, ripercorre le fasi iniziali dell’inchiesta. Ricorda che all’epoca si prese in considerazione anche la possibilità di ulteriori soggetti coinvolti: “Al tempo valutammo l’ipotesi che potessero esserci altre persone, ma poi né le evidenze scientifiche né altre piste ci portarono in questa direzione”.

Guardando con il senno di poi, ammette criticità operative e investigative: “Ci sono stati degli errori nelle indagini, oggi avremmo potuto avere certezze in più”.

Tra le mancanze citate, indica ad esempio il mancato sequestro della bicicletta di Alberto Stasi e alcune verifiche non eseguite con la dovuta attenzione sull’allarme nell’officina della famiglia.

Sulla possibilità che la scena del crimine coinvolgesse più persone, precisa: “Non l’ho mai escluso”, spiegando che alcuni elementi iniziali potevano lasciarlo intendere, ma che successivamente le analisi non hanno confermato tale ipotesi.

Garlasco, il colonnello Cassese su Sempio: “Cosa avrei fatto se avessi avuto l’impronta 33”

Nel corso dell’intervista, Cassese affronta anche il tema delle nuove indagini e delle possibili ricadute sul processo a carico di Alberto Stasi. “Spero si decida in fretta: fugare ogni dubbio serve per riportare serenità”, afferma, aggiungendo che non vivrebbe eventuali smentite con disagio: “No, vivrei tutto con serenità. Noi abbiamo fatto quello che potevamo con le tecniche scientifiche del tempo. Se oggi emergeranno altri elementi utili a ricostruire quello che è accaduto, ben venga”.

Un passaggio centrale riguarda l’impronta 33, che oggi è tornata al centro dell’attenzione investigativa: secondo Cassese, nel 2007 non era stata ritenuta significativa dal RIS e, se fosse stata disponibile, avrebbe portato ad approfondire la posizione di Andrea Sempio. Tuttavia ridimensiona il suo valore probatorio: “Se l’avessi avuta a disposizione avrei fatto ulteriori approfondimenti su Sempio, anche se quale unico indizio e per di più non insanguina, a mio avviso ha poco valore: per come sono fatte le scale di quella casa è facile appoggiarsi al muro per scendere”.

Ripercorrendo le verifiche successive, ricorda di aver richiesto un nuovo interrogatorio di Sempio nel 2008 dopo alcune dichiarazioni: “Volevo chiedergli cosa avesse fatto quel giorno e perché avesse chiamato a casa dei Poggi. Ci disse che voleva chiamare il fratello di Marco ma che aveva sbagliato numero. Poi ci ha consegnato il famoso scontrino: abbiamo trasmesso tutto in procura e non abbiamo ritenuto ci fossero ulteriori elementi da approfondire”. Alla domanda se quello scontrino potesse essere interpretato come un alibi costruito a posteriori, risponde seccamente: “No, nel 2008 non c’erano elementi per sostenerlo”, aggiungendo infine che all’epoca la versione fornita da Sempio appariva coerente: “All’epoca sì”.