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Gas a 100 euro/MWh: i motivi dell’impennata in Europa

Gas a 100 euro/MWh: i motivi dell’impennata in Europa

Il gas europeo rompe la barriera dei 100 euro/MWh: scopri le ragioni dietro l’impennata e le conseguenze per consumatori e industria.

Per la prima volta dal dicembre 2022, i contratti futures del TTF ad Amsterdam hanno superato la soglia dei 100 euro per megawattora (MWh). Il rialzo, superiore al 4%, segna il livello più alto registrato negli ultimi quattro anni, evidenziando una pressione crescente sul mercato del gas naturale europeo.

Questo balzo di prezzo è il risultato di una combinazione di fattori stagionali, logistici e geopolitici.

L’offerta sta subendo una compressione significativa, mentre la domanda si avvicina al picco invernale. A complicare il quadro, le tensioni nel Medio Oriente hanno aggiunto un premio di rischio che influisce direttamente sui prezzi all’ingrosso.

Domanda in crescita: inverno e scorte sotto la media stagionale

Secondo l’Agenzia UE per la cooperazione fra i regolatori dell’energia (ACER), le riserve di gas in Europa erano riempite solo al 75% a fine ottobre, un valore ben al di sotto della media degli ultimi nove anni.

Questo livello ridotto riduce il margine di sicurezza per i mesi più freddi, quando le temperature tendono a scendere e la richiesta di riscaldamento aumenta rapidamente.

Le previsioni meteorologiche indicano un inizio di periodo invernale più freddo del previsto, il che spinge i mercati a considerare un prelievo più rapido dalle scorte. La scarsa capacità di rifornimento durante la stagione estiva, dovuta a un riempimento lento e a livelli di partenza già bassi, ha aggravato la situazione, creando un contesto di domanda molto tesa.

Pressioni geopolitiche: Medio Oriente, Stretto di Hormuz e GNL americano

Il conflitto in corso nel Medio Oriente, soprattutto le tensioni tra Iran e i paesi occidentali, ha provocato l’interruzione quasi totale delle forniture di GNL dal Qatar attraverso lo Stretto di Hormuz. Questa interruzione ha comportato un costo aggiuntivo stimato tra i 18 e i 33 miliardi di euro per l’importazione di gas in Europa, se i volumi rimangono invariati.

Con il GNL qatariota limitato, l’Unione Europea ha incrementato la dipendenza dal GNL statunitense, che ora copre circa il 30% delle forniture. Tuttavia, la concorrenza con l’Asia sul mercato spot rende più difficile assicurare volumi aggiuntivi a prezzi stabili, alimentando ulteriori oscillazioni.

Ritmo di approvvigionamento e prospettive per il 2027

Il piano di cessazione delle importazioni di gas russo a partire da gennaio 2027 aggiunge un elemento di incertezza. In assenza di rifornimenti russi, l’Europa dovrà basarsi prevalentemente sul GNL, soprattutto quello proveniente dagli Stati Uniti. La necessità di ricostituire le scorte prima dell’inverno successivo potrebbe mantenere i prezzi elevati anche se le tensioni geopolitiche dovessero diminire.

Impatto su famiglie, imprese e settori industriali

Il rialzo dei prezzi all’ingrosso del gas naturale si traduce rapidamente in bollette più care per i consumatori domestici e per le aziende. Il collegamento tra il mercato del gas e quello elettrico è particolarmente forte: durante i picchi di domanda, le centrali a gas alimentano gran parte della produzione di energia elettrica, facendo lievitare i costi dell’elettricità.

Settori ad alta intensità energetica, come la produzione di fertilizzanti, la chimica e la siderurgia, stanno già segnalando riduzioni della produzione per contenere i costi. L’aumento dei prezzi comprime i margini di profitto, con potenziali effetti sulla competitività europea rispetto a regioni con forniture più economiche.

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