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Giudice sospende il fondo anti-weaponization da 1,8 miliardi annunciato dall'amministrazione Trump

Giudice sospende il fondo anti-weaponization da 1,8 miliardi annunciato dall'amministrazione Trump

Un giudice federale ha ordinato il congelamento del cosiddetto fondo anti-weaponization da 1,776 miliardi di dollari, istituito dopo una controversa transazione legale tra il presidente Donald Trump e l'Internal Revenue Service; la decisione ferma nomine, pagamenti e l'esame delle richieste fino all'udienza del 12 giugno.

Un tribunale federale ha temporaneamente bloccato la costituzione e le operazioni del cosiddetto Anti-Weaponization Fund, un meccanismo finanziario del valore di circa 1,776 miliardi di dollari annunciato dall’amministrazione del presidente Donald Trump come parte di un accordo con l’Internal Revenue Service. La sentenza, emessa dalla giudice federale Leonie Brinkema, vieta il trasferimento dei fondi, la valutazione di richieste e qualsiasi erogazione fino a un’udienza fissata per il 12 giugno 2026.

Origine del fondo e conseguenze immediate

Il fondo nasce da un accordo connesso a una causa promossa dal presidente Trump contro l’IRS, in cui veniva chiesto un risarcimento di 10 miliardi di dollari per presunte divulgazioni non autorizzate di informazioni fiscali relative al 2019 e 2026. Dopo la rinuncia volontaria alla causa da parte di Trump, la controparte amministrativa ha proposto la creazione del fondo come soluzione transattiva che, secondo la Casa Bianca, dovrebbe risarcire persone e gruppi che affermano di essere stati ingiustamente perseguitati dalle amministrazioni precedenti.

Blocchi pratici e nomine congelate

L’ordinanza della giudice Brinkema include il divieto di nominare i cinque commissari previsti per gestire il fondo e stabilirne i criteri di ammissibilità. Questa misura impedisce l’avvio operativo del programma di risarcimento, azione che gli oppositori definiscono una potenziale strumentalizzazione di risorse pubbliche per fini politici. Il congelamento rimarrà in vigore in attesa della discussione giudiziaria del 12 giugno 2026.

Le contestazioni legali e i ricorrenti

Diverse cause federali sono state presentate per contrastare la legittimità del fondo. Tra i ricorrenti figura l’organizzazione legale Democracy Forward, che ha sostenuto davanti al giudice che un’amministrazione non può deviare fondi pubblici verso un programma di ricompense senza l’autorizzazione del Congresso. La presidente di Democracy Forward, Skye Perryman, ha definito l’ordinanza una vittoria per la supremazia del diritto.

Implicazioni costituzionali

Un altro ricorso, promosso da agenti di polizia intervenuti durante l’assalto al Campidoglio del 6 gennaio 2026, solleva un dubbio di incostituzionalità ancora più netto: sostiene che il versamento di denaro a persone coinvolte nell’insurrezione violerebbe il principio stabilito dal quattordicesimo emendamento, che proibisce agli Stati Uniti di assumersi debiti o obbligazioni sostenute in favore di chi ha partecipato a ribellioni contro il Paese.

Figure politiche e dichiarazioni pubbliche

L’annuncio della creazione del fondo è arrivato dopo che l’allora Acting Attorney General, Todd Blanche — già avvocato personale di Trump prima dell’insediamento nel 2026 — ha confermato l’accordo. Durante audizioni davanti al Congresso Blanche non ha escluso che i fondi potessero finire nelle mani di persone legate agli eventi del 6 gennaio, sollevando ulteriori polemiche e reazioni di critica anche all’interno del Partito Repubblicano.

Richieste annunciate e reazioni

Tra coloro che hanno espresso l’intenzione di presentare una richiesta figurano figure già condannate per il coinvolgimento nel 6 gennaio, come Enrique Tarrio, ex leader dei Proud Boys, che ha dichiarato di voler avanzare una domanda per importi «nella fascia delle decine di milioni». Tali annunci hanno accentuato i timori sull’impiego delle risorse pubbliche per fini di favore politica.

Questioni più ampie: immunità e «super-pardon»

Un elemento dell’accordo ha inoltre stabilito che l’IRS sia «per sempre escluso» dall’investigare Trump, i suoi familiari e le sue attività commerciali. I critici — in particolare membri democratici della Camera — hanno bollato questa clausola come un possibile super-pardon, ovvero una forma di immunità sostanziale priva della convalida legislativa necessaria, sollevando dubbi sulla sua costituzionalità.

Prospettive e prossimi passi

Con l’udienza del 12 giugno 2026 alle porte, il destino del fondo resta sospeso: la corte dovrà valutare se procedere con l’eventuale smantellamento della proposta, confermare il congelamento oppure autorizzarne l’operatività. Nel frattempo, qualsiasi movimento sul conto o sull’organizzazione interna del fondo è proibito dall’ordinanza.

La vicenda mette in luce tensioni istituzionali complesse tra ramo esecutivo, sistema giudiziario e opinione pubblica, e solleva questioni fondamentali su uso delle risorse pubbliche, limiti dell’autorità presidenziale e la portata delle garanzie costituzionali in contesti di alta polarizzazione politica.