Il caso della grazia concessa a Nicole Minetti ha riacceso il confronto politico e mediatico, sollevando dubbi sulla correttezza dell’iter seguito dal Ministero della Giustizia e sul ruolo del governo nella vicenda. Le dichiarazioni della presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, e del viceministro, Francesco Paolo Sisto, hanno riportato l’attenzione sia sugli aspetti procedurali sia sulle precedenti posizioni politiche espresse dalla stessa premier nei confronti di Nicole Minetti, rendendo il caso ancora più discusso.
Le polemiche politiche e le dichiarazioni del passato di Giorgia Meloni su Nicole Minetti
Nonostante la linea prudente adottata dal governo, il caso Minetti continua a sollevare interrogativi e a riportare l’attenzione su vecchie dichiarazioni della stessa Meloni risalenti al 2013, quando criticò duramente diversi esponenti del Popolo della Libertà fondato da Silvio Berlusconi.
In quell’occasione, come riportato da Fanpage, l’attuale premier pare abbia scritto: “No, non mi sono vergognata di stare nel Pdl, insieme a molte brave persone e soprattutto insieme a tanti militanti ed elettori che sognavano un partito di centrodestra serio e rispettabile”, distinguendo però nettamente la propria posizione da quella di figure considerate simbolo di un uso improprio delle istituzioni.
Avrebbe aggiunto infatti: “Mi sono vergognata di stare nello stesso partito di Franco Fiorito, come di tutti coloro che hanno fatto un uso smodato, personale e spesso illecito dei soldi pubblici”.
Tra le figure più contestate avrebbe citato esplicitamente anche Nicole Minetti: “Mi sono vergognata della Minetti e di tutte le starlette catapultate nelle Istituzioni pubbliche italiane, screditando la nostra democrazia”. Parole che oggi tornano con forza nel dibattito pubblico, alimentando il contrasto tra il giudizio politico espresso allora e la difesa procedurale sostenuta oggi.
Sul tema è intervenuto anche il viceministro della Giustizia Francesco Paolo Sisto, invitando alla cautela: “Non è detto” che le indagini fossero insufficienti, spiegando che potrebbero esserci stati “elementi criptati scoperti dal giornalismo d’inchiesta”. Sisto ha inoltre chiarito: “Noi gli atti non li conosciamo”, ma ha precisato che il ministro valuta sulla base dei documenti trasmessi dalla Procura generale e che “non è un passacarte”, bensì esprime un giudizio fondato sulla documentazione disponibile.
Grazia a Nicole Minetti, la premier Meloni rompe il silenzio: “Mi fido di Nordio”
La questione della grazia concessa a Nicole Minetti ha acceso un forte dibattito politico e mediatico, spingendo la presidente del Consiglio Giorgia Meloni a intervenire pubblicamente durante la conferenza stampa successiva al Consiglio dei ministri. La premier, come riportato dall’Agi, ha ribadito che il procedimento è stato gestito seguendo le regole previste e senza anomalie rispetto ad altri casi simili. “Questo provvedimento è stato portato avanti nel rispetto della legge e della prassi, poi sono emersi altri elementi”, ha dichiarato, sottolineando come l’iter non abbia seguito un percorso differente rispetto alle normali richieste di clemenza. Ha inoltre precisato: “Se chiede a me questo provvedimento non ha seguito in niente un iter diverso”, evidenziando che la procedura è stata portata avanti secondo le modalità ordinarie.
Meloni ha spiegato che le domande di grazia vengono inoltrate dal Ministero della Giustizia alla Procura e che, su migliaia di richieste, solo poche decine rientrano con un parere favorevole. In questi casi, il ministero tende generalmente a confermare tale orientamento, così come avviene spesso anche da parte del Quirinale. Pur sostenendo la necessità di approfondimenti ulteriori, la presidente del Consiglio avrebbe precisato che “non ci sono responsabilità” nell’iter amministrativo e avrebbe ribadito con decisione: “Mi fido del ministro Carlo Nordio”. Avrebbe inoltre ricordato che la competenza sulla grazia non appartiene direttamente alla Presidenza del Consiglio e che “le procure dispongono degli strumenti” necessari per valutare le singole richieste, non il Ministero della Giustizia. Infine ha aggiunto: “Sono d’accordo che vadano fatti ulteriori aggiornamenti, ma non posso dire che nell’iter ci sia stato qualcosa di errato rispetto alle altre richieste di grazia”.